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BASSA PIACENTINA

Progetto torrenti ‘sicuri’: scoppia il caso

Taglio della vegetazione lungo Arda, Ongina, Riglio e Chiavenna: denuncia di Italia Nostra

Elisa Calamari

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23 Marzo 2026 - 05:15

Progetto torrenti ‘sicuri’: scoppia il caso

Luigi Ragazzi di Italia Nostra e il punto in cui l'Arda riceve l'Ongina

BASSA PIACENTINA - Il progetto regionale di messa in sicurezza dei torrenti Arda, Ongina, Riglio e Chiavenna non piace a tutti. Luigi Ragazzi, dell’associazione Italia Nostra sezione Val d’Arda, ha infatti presentato una serie di osservazioni. Ha innanzitutto puntualizzato l’impatto significativo dell’intervento a livello paesaggistico e naturalistico, visto che è previsto il taglio a raso, cioè totale, della vegetazione esistente sui tratti con banchina inferiore ai quattro metri, mentre per banchine superiori ai quattro metri si valuterà la possibilità di lasciare le piante di piccole dimensioni, ben radicate.

Gli interventi sono concentrati in determinate zone: per circa 8 chilometri del torrente Riglio da Saliceto a Muradolo di Caorso, per circa 15 chilometri del torrente Ongina da Alseno a Villanova, per circa 20 chilometri del torrente Chiavenna da Roveleto a Caorso e per circa 19 chilometri del torrente Arda da Cortemaggiore a Villanova.

«Lo sfalcio è necessario» - si legge sul progetto - perché la vegetazione sulle sponde è caotica, invasiva e instabile, con frequenti episodi di erosione per cui è facile ipotizzare un’elevata possibilità di occlusioni dell’alveo e di cedimenti arginali. A ciò si aggiunge la presenza di materiale morto, accumulato, che invade il letto dei torrenti. La stessa relazione tecnica sottolinea che «gli interventi di gestione della vegetazione possono rivelarsi molto estesi e impattanti» ma, laddove possibile, sono previsti «interventi di mitigazione e compensazione volti almeno al recupero della copertura forestale persa».

L’obiettivo è tutelare i territori da potenziali esondazioni, andando a definire un nuovo assetto morfologico, idraulico ed ecologico dei corsi d’acqua, che sia più resiliente rispetto al manifestarsi di eventi piovosi e conseguenti piene sempre più frequenti ed estremi, difficilmente gestibili solo grazie alla realizzazione di nuove opere idrauliche. Ragazzi però chiede: «Si prevede anche il ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica? Ci sarà correlazione temporale tra l’eliminazione della vegetazione e la compensazione forestale?».

Osserva anche che «l’intervento deve garantire sia la sicurezza idraulica del territorio sia gli aspetti naturali e paesaggistici dei corsi d’acqua: con il taglio raso al 100% della vegetazione viene meno questo equilibrio, dato che sembra si trascuri il positivo ruolo della vegetazione, così come il valore dell’ecosistema appare essere marginale». Insomma, sembrano esserci le stesse contestazioni che di recente hanno interessato il progetto di rinaturalizzazione Pnrr sulla sponda cremonese del Po.

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