L'ANALISI
CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA
20 Marzo 2026 - 17:43
CREMONA - «Sì, conosco Giuseppe. Perché l’ho querelato? Mia moglie ha avuto una relazione con lui, poi è tornata da me. Mi sono presentato a casa sua a prendere i vestiti di mia moglie, lui mi ha minacciato: ‘Ti ammazzo’. Mi ha puntato un coltello, di quelli per spennare le anatre: mi sono sentito intimorito, stavo tremando».
Cinque anni fa, Serafino, 49 anni, si è presentato ai carabinieri e ha querelato il 51enne Giuseppe. Neanche tre mesi dopo, ci ha ripensato, ha ritirato la denuncia, ma ‘Ti ammazzo’ più il coltello è minaccia aggravata, reato per cui si procede d’ufficio.
La minaccia aggravata oggi è costata a Giuseppe 4 mesi di reclusione (il pm onorario aveva chiesto 2 mesi) e 2mila euro di risarcimento del danno «morale» a Serafino, parte civile con l’avvocato Michele Tolomini.
L’anno è il 2021. Il giorno è domenica 9 ottobre, due del pomeriggio.
All’una di notte, Serafino era andato a ripigliarsi la moglie a casa di Giuseppe. Lei aveva chiamato il marito. Detto, fatto. Passata la notte, alle due del pomeriggio, il marito è tornato a casa di Giuseppe. Serafino al processo ha raccontato: «Sono andato a prendere i vestiti di mia moglie». Una ‘visita a sorpresa’. «Non l’ho avvisato, mi sono presentato a casa sua». E una volta lì, «nel giardino di casa, lui aveva un coltello per spennare le anatre, io non l’ho visto, ho capito che era un coltello». Davanti al giudice, Serafino ha mimato il gesto. Il suo avvocato gli ha fatto precisare: «Io ho capito che era un coltello, perché ho visto la lama, non ho visto la lunghezza. Mi ha detto ‘Ti ammazzo’, lo ha ripetuto tre volte. Solo questo e basta, non ha aggiunto altro».
Al pm onorario, Serafino ha negato che con Giuseppe ci fossero «altri motivi di attrito; no, era la prima volta. Io ho preso i vestiti e sono andato via».
Il 12 ottobre, alle 10.11 minuti, Serafino si era accomodato davanti al maresciallo e aveva querelato Giuseppe: 27 righe di «querela orale» con una ricostruzione un po’ diversa rispetto a quella resa al processo. Ma la sostanza non cambia: la minaccia aggravata c’è stata. La querela: «Domenica 9 ottobre 2021 alle 01 circa i recavo presso l’abitazione di Giuseppe attuale compagno di mia moglie, perché la stessa voleva tornare a casa da me. Mentre mia moglie usciva di casa, Giuseppe mi minacciava con le parole 'Ti ammazzo'. Io chiamavo il 112 ed arrivava una vostra pattuglia e mia moglie tornava a vivere con me da quel momento. Domenica pomeriggio alle 14 circa mi recavo presso l’abitazione di Giuseppe per prendere altri vestiti di mia moglie. In quella occasione Giuseppe mi minacciava con le parole 'Ti ammazzo'. Poi prendevamo i vestiti e andavamo via. La sera della stessa data, alle 22 circa, ero a casa con mia moglie, quando veniva a casa Giuseppe. Io gli aprivo la porta e con un coltellino in mano mi minacciava con le parole 'Ti ammazzo'. Poi andava subito via. Io chiamavo il 112 ed arrivava una vostra pattuglia. In tutte e 3 queste occasioni era presente era minacciata con le stesse parole anche mia moglie». Verbale «fatto, riletto, confermato e sottoscritto».
Fuori uno, dentro l’altra. Davanti al maresciallo, alle 10.34 si è accomodata la moglie: 25 righe di querela orale contro Giuseppe.
Serafino ha poi ritirato la querela, il pm ha chiesto l’archiviazione, ma il gip non l’ha accolta. C’era un coltello di mezzo, minaccia aggravata. «Il nodo è il coltello — ha arringato l’avvocato Raffaella Parisi». Oggi la persona offesa ha fatto dichiarazioni generiche. In un primo momento, ha detto che era in casa, poi in giardino. Ha parlato di un coltello in maniera generica, di non averlo visto, poi di averlo visto. Ha parlato in maniera generica di gelosia tra i due. Non sono le prove che il mio assistito abbia commesso il fatto».
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