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IL COMMENTO AL VANGELO

Con la luce degli occhi: il miracolo del cieco

Giovanni racconta come un gesto semplice trasforma la vita di un uomo, segnando l’inizio di un percorso di grazia, scoperta e responsabilità spirituale

Don Paolo Arienti

15 Marzo 2026 - 05:05

Con la luce degli occhi: il miracolo del cieco

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
(Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38)

Siamo alla seconda tappa esplicitamente battesimale della quaresima 2026. Nelle comunità cristiane viene letto il brano della guarigione del cieco nato. Si sa che il Battesimo è un sacramento, il primo e come la «porta di accesso» a tutti gli altri. E potremmo tradurre sacramento con momento simbolico, capace di far emergere nella vita quotidiana ciò che è più profondo… come la punta di un iceberg che segnala e rende presente una imponente massa d’acqua o, più precisamente, come un bacio che esprime, evoca e comunica l’amore. Sacramento è anche celebrazione e rito, perché l’essere umano ha necessità di costruire architetture capaci di esprimere ciò che nella realtà è efficace, ma sfugge alla misurabilità della fisica o alla potenza della fotografia. Per i cristiani celebrare il Battesimo è essere immersi nella relazione fedele con Dio, in forma esplicita: come un frequentare una casa accogliente, sapere di non essere più solo stranieri o ospiti, magari in imbarazzo nel varcare certe soglie. Nel passato essere o non essere battezzati sollevava questioni di vita o di morte, in tutti i sensi. Dante, ma non solo lui, ce lo ricorderebbe con pagine meravigliose! Ma la domanda di fondo che la Quaresima di quest’anno pone è: sono consapevole della portata di un segno sacramentale che mi ha introdotto in una dimensione preziosa, profonda come l’acqua del pozzo, bellissima come sono gli occhi che possono vedere, vitale come è chi sfugge al sepolcro?

Tutti conosciamo il valore preziosissimo della luce e solo con orrore ci immaginiamo una vita di oscurità, limitata da non vedere le cose, i volti delle persone che amiamo, costretti a vagare in cerca di punti di riferimento non immediati, non sicuri. Gli occhi ci consentono di orientarci e cogliere le sfumature della realtà, ma anche di apprezzarne la bellezza, accarezzando cose vicine e lontane. E sappiamo benissimo anche quanto valore abbia indirizzare lo sguardo oppure distoglierlo, abbassarlo o puntarlo direttamente negli occhi altrui. Ogni sguardo è una forma di comunicazione, concessa o sottratta, buona o cattiva. È questa capacità di fissare le cose, di coglierne i profili, distinguerle e sceglierle che Gesù riconsegna al suo interlocutore. Perché colui che era stato cieco possa avere una ottima ragione di vita, credere in tutti i sensi. Giovanni crea una scena potentemente plastica, descrivendo anche le operazioni che precedono il segno miracoloso: Gesù impasta sabbia e saliva e, come farebbe un guaritore professionista di tante epoche che giudichiamo primitive, impone il suo medicamento. L’effetto è entusiasmante: quell’uomo torna a vederci, inizia a correre e a comunicare a tutti quel che gli è successo, ignaro che gli sarebbe costato addirittura un rimprovero formale dagli anziani. Perché quel miracolo era stato compiuto in giorno di sabato, il giorno del riposo assoluto per gli Ebrei, e perché la disabilità era considerata come esito di un male compiuto, come il prezzo da pagare per una colpa. Ciò rendeva il cieco inadeguato, sbagliato, senza speranza, ultimo anello di una catena che reclamava il versamento di una multa salatissima. Gesù sceglie proprio costui: spezza l’immobilismo del sabato e supera la distorsione che faceva della disabilità una punizione. Va dritto al cuore di quell’uomo, restituendogli la gioia di vedere, correre, dire senza limitazioni.

UNA PAGINA PER DIRCI CHI SIAMO

Il racconto odierno dice molto della condizione battesimale: chi si immerge nelle acque di Cristo può vedere le cose secondo Dio, riceve in dono il vero miracolo dell’esistenza, sì autonoma e responsabile, ma innanzitutto donata, offerta, generata da una grazia costitutiva che supera ogni limitazione. Il battesimo, o meglio la vita battesimale, più che un marchio, più che una presunta «vaccinazione» ha il sapore del dono di grazia: ci fa celebrare quel che siamo agli occhi di Dio e ci trasferisce tra coloro che hanno ricevuto il Vangelo, non sono più ospiti di una fredda sala d’aspetto, ma possono contare sulle promesse di vita di Dio. Questo è quello che ancora oggi i genitori cristiani intendono celebrare sui propri figli, nella consapevolezza che non appartengono solo a loro, come prolungamento comprensibile di un amore che genera, ma sono anche figli di Dio, immersi in una promessa di fedeltà che continua nella storia. E questo, per i credenti, va celebrato, ricordato, onorato. Dunque quarta tappa quaresimale e seconda esplicitamente battesimale. Avere a che fare con la luce del Vangelo, con la sua potenza… questo è lo snodo della pagina di oggi.

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