L'ANALISI
12 Marzo 2026 - 20:37
CREMONA - In difficoltà economiche, su Facebook aveva trovato la soluzione ai suoi problemi: un annuncio sulla possibilità di erogare prestiti di denaro. Faceva al caso suo. Si è fidata Maria (nome di fantasia, ndr). Era una trappola. Storia di una truffa da 11.394 euro: i soldi che da giugno 2019 al 25 aprile dell’anno successivo, sono stati spillati alla vittima.
A processo per truffa aggravata ci sono sette imputati, cinque donne e due uomini. Oggi il pm onorario ha chiesto al giudice di condannarli tutti. Ha chiesto 1 anno e 8 mesi e 500 euro di multa per Cristina U., 55enne residente a Gallarate (le è stata contestata la recidiva aggravata); 1 anno, 4 mesi e 400 euro di multa per il sardo Mario L., classe 1947 (gli è stata contestata la recidiva semplice); 1 anno e 300 euro di multa per Samuele M., 51 anni, vicentino, Loredana I. 50 anni, casa in provincia di Latina, Ena K, polacca del 1967, Domenica L., pugliese di 59 anni, e Maria Antonietta P., pugliese di 63 anni.
Dopo aver risposto all’annuncio su Facebook, attraverso WhatsApp la vittima è entrata in contatto con chi l’ha imbrogliata e ha cominciato a effettuare numerose ricariche sulle carte Postepay intestate ai sette imputati. È di 89 euro il versamento più basso, di 997 quello più alto.
L’avvocato di parte civile ha parlato di «messinscena per carpire la fiducia» della vittima, descritta come «una persona semplice». Il pm ha ripercorso i fatti, partendo dall’annuncio-allodola su Facebok, a cui la vittima ha risposto per ottenere un finanziamento di 50mila euro, «finanziamento che mai avrebbe potuto ottenere attraverso i normali canali. La signora era in difficoltà, questa possibilità è appetibile», ma «entra in un circolo vizioso e continua a fare una serie di ricariche per più di 8mila euro a carte Postepay. Gli imputati vengono identificati attraverso la titolarità delle varie carte Postepay».
Gli avvocati della difesa (Simona Gerola, Guido Priori e Paolo Vezzoni) si sono rifatti ad alcune sentenze della Cassazione, secondo cui l’intestazione della carta Postepay non è sufficiente per la condanna in caso di truffa, ma è necessario dimostrare che la persona che riceve l’accredito sulla propria carta sia anche quella che ha inviato il link per eseguire il pagamento. La sentenza sarà emessa il 26 marzo.
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