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LA SENTENZA

Legionella killer, condannata a 6 mesi la titolare della locanda: omicidio colposo

La cliente 80enne pernottò tre giorni e fu contagiata dal batterio che non le diede scampo

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

12 Marzo 2026 - 17:47

Legionella killer, condannata a 6 mesi la titolare della locanda: omicidio colposo

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Il giudice ha condannato a 6 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) la titolare di una locanda accusata di omicidio colposo: la morte per legionella di una cliente 80enne che dal 13 al 15 gennaio del 2022, pernottò nella stanza numero 4 della struttura. Contagiata dal batterio della legionella, l’anziana morirà il 27 gennaio successivo in un ospedale a Pisa. Il pm, Alessio Dinoi, aveva chiesto 8 mesi. Entro 60 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza emessa oggi.

«Confidavamo in un esito favorevole, sicuramente. Nel calcolo della pena, il giudice ha ritenuto le attenuanti generiche prevalenti sulle numerose circostanze aggravanti contestate. Leggeremo la motivazione della sentenza», ha commentato l’avvocato Luca Curatti.

Il dramma. L’anziana, nata nell’ottobre del 1942, abitava nello stesso paese dove c’è la struttura ricettiva. Rimasta vedova, la figlia, 57 anni, residente in Toscana, a Pisa, la voleva con sé. La famiglia si era così organizzata. Il 22 dicembre del 2021 è stata venduta la casa. Il trasloco è avvenuto il 13, il 14 e il 15 gennaio del 2022. In quei tre giorni, per comodità, l’80enne aveva preso una camera da letto nella struttura del paese insieme alla figlia: la stanza numero 4. Completato il trasloco, il rientro a Pisa, dove l’anziana si era poi sentita male. L’infezione polmonare ha un tempo di incubazione che va dai 2 ai 10 giorni circa. Ricoverata in ospedale, purtroppo l’80enne non ce l’ha fatta: è spirata il 27 gennaio.

Nel ripercorrere l’indagine dei carabinieri del Nas, il pm Dinoi aveva parlato di “manutenzione degli impianti non adeguata”, di “carenza sulla pianificazione dei controlli”, di “gestione superficiale”. E di “carenze abbastanza microscopiche”. Aveva puntato l’indice contro “i campionamenti dell’acqua fatti da una ditta di conoscenza dell’imputata”. E rilanciato: “Ma come sono stati fatti questi campionamenti? I flussaggi nella stanza numero 4 sono stati fatti due volte in un anno, mentre vanno fatti ogni volta che la stanza si libera per ospitare altri clienti. L’imputata era a conoscenza delle linee guida per la prevenzione. Il registro di controllo della legionello si era stato predisposto, ma mai compilato”. Tutte “carenze” che, secondo l’accusa, hanno causato l’evento: la morte dell’80enne.

Caso fortuito, per la difesa che al processo aveva portato a testimoniare Giuseppe Alì, direttore del Dipartimento di Medicina legale dell’Inail di Brescia. “Non parlerei di incuria. Da parte della titolare i controlli sono stati fatti. La legionella è un germe molto infido. Un metodo infallibile per debellare completamente questo batterio non esiste”, aveva detto il consulente tecnico della difesa.

Evento “inevitabile, imprevedibile”, per il difensore. Nella ricostruzione dei fatti, anche attraverso i documenti (i trattamenti effettuati nella stanza), Curatti aveva sottolineato come la titolare della locanda avesse fatto di tutto per cercare di prevenire ed evitare qualsiasi rischio di contagio. “In 26 anni di attività non è mai successo niente, sempre in regola. Non siamo persone superficiali, proviamo un grande dispiacere per la morte della signora”, aveva commentato la proprietaria della struttura dopo la richiesta del pm di condannarla.

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