L'ANALISI
08 Marzo 2026 - 12:07
La giovane dissidente Samira Ardalani e il pubblico che ha gremito l’Arci di San Bernardino
CREMA - «Le donne sono in prima linea nella lotta per la libertà in Iran»: il messaggio di Samira Ardalani, dissidente dell’Associazione dei Giovani Iraniani, è risuonato all’Arci di San Bernardino. A introdurla l’assessore comunale Franco Bordo, che ha aperto il confronto davanti a una sala stracolma di pubblico. Ardalani ha tracciato il quadro del momento storico che l’Iran sta attraversando. «La morte di Khamenei segnerà la fine della teocrazia, ma pensare che l’opera sia già compiuta sarebbe un grave errore — ha dichiarato —. Il processo di rivoluzione democratica era iniziato ben prima, con le proteste degli anni passati e poi con le manifestazioni di gennaio, ma potrà dirsi concluso solamente con il rovesciamento della dittatura clericale nella sua interezza».
Secondo la giovane dissidente, la trasformazione politica del Paese non potrà arrivare dall’esterno: «Questo regime non cadrà con le bombe dall’alto. Serve una forza interna: solo il popolo iraniano ha la legittimità di decidere il futuro dell’Iran». In questa prospettiva, Ardalani ha ricordato l’annuncio del Consiglio nazionale della resistenza iraniana: la nascita di un governo provvisorio fondato su un piano in dieci punti che prevede il trasferimento della sovranità al popolo e l’organizzazione di elezioni libere. «Una volta insediato – ha spiegato – questo governo dovrà indire entro sei mesi le elezioni per un’assemblea costituente».
Il segnale più forte arriva però dalla società iraniana. «Il popolo ha già espresso chiaramente la sua volontà. Gli slogan gridati nelle università e nelle piazze sono inequivocabili: ‘Abbasso il dittatore’ e ‘Abbasso l’oppressore, che sia lo scià o la guida suprema’. L’obiettivo è una Repubblica democratica fondata su democrazia e uguaglianza».
Ardalani ha poi messo in guardia da quella che definisce una narrazione distorta diffusa all’estero, legata alla figura di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià. «È stata fatta molta propaganda su un suo possibile ritorno. Ma non ha una base reale nel Paese e non ha mai preso le distanze dai crimini della dittatura del padre e del nonno». Critiche anche alla strategia politica attribuita all’ex erede della monarchia: «Prima parlava di rovesciare il regime affidandosi ai Pasdaran, poi ha espresso sostegno agli attacchi militari condotti dalle potenze straniere. La sua è una piattaforma antidemocratica e priva di strategia».
La dissidente ha insistito sul ruolo centrale delle donne nel movimento di opposizione. «Le donne sono alla guida delle unità di resistenza e dei movimenti giovanili — ha sottolineato —. Nella coalizione del Consiglio nazionale della resistenza iraniana oltre il 50 per cento dei membri sono donne e anche la presidente eletta, Maryam Rajavi, è una donna. La parità di genere non è uno slogan ma una realtà politica».
Infine lo sguardo al futuro. «Per chi ha perso familiari in 47 anni di dittatura – ha ricordato – la morte di Khamenei non basta. Parliamo di oltre centomila persone giustiziate per motivi politici». E Ardalani resta fiduciosa: «Il processo è già iniziato e la mobilitazione interna continuerà». La sua immagine dell’Iran di domani è chiara: «Tra dieci anni vedo un Iran libero e democratico, dove le donne avranno gli stessi diritti sociali, economici e politici degli uomini, dove le minoranze saranno rispettate e il Paese potrà vivere in pace con la regione». Una prospettiva che, ha concluso, «potrà nascere solo dalla volontà del popolo iraniano».
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