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IL REPORT. LAVORO DIPENDENTE

Neoassunti sotto la lente: «Uno su tre è straniero»

Con 8.810 nuovi ingressi nel 2025 Cremona è al 17º posto tra le province con più immigrati

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

06 Marzo 2026 - 05:30

Un terzo dei neo assunti è di origine estera

CREMONA - Con 8.810 nuovi ingressi lavorativi stimati nel 2025 nella nostra provincia, gli stranieri rappresentano il 31,1% dei neoassunti. In pratica, al momento di firmare il fatidico contratto di lavoro, quasi un dipendente su tre è di nazionalità estera. Lo dice l’ultimo studio della Cgia di Mestre, che colloca Cremona al 17° posto italiano per percentuale di neoassunti stranieri. A precederla sono solo Prato, Gorizia, Piacenza, Matera, Bolzano, Ragusa, Verona, Latina, Cuneo, Mantova, Parma, Rovigo, Lodi, Brescia, Forlì-Cesena e Ravenna. La ‘forbice’ va dal 55,5% di ingressi lavorativi esteri di Prato, al 6,5% di Oristano. La media nazionale è del 23,4% e dunque ben al di sotto del dato cremonese.

Secondo la Cgia, che ha confrontato gli ultimi dati con quelli del 2019, il numero assoluto di ingressi di stranieri è più che raddoppiato in cinque anni. L’incidenza, però, varia molto a seconda dei settori. In agricoltura ad esempio quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda stranieri (42,9%); quote elevate si registrano anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8%) e nelle costruzioni (33,6%), mentre pulizie e trasporti si attestano al 26,7%. Guardando ai numeri assoluti, la ristorazione guida la classifica con 231.380 ingressi nazionali tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540.

Insomma, gli stranieri in Italia non sono più una presenza marginale o temporanea: oggi sono una parte stabile e indispensabile del nostro mercato del lavoro. Lo dice anche un’altra elaborazione, effettuata dalla Fondazione Leone Moressa: i dipendenti extracomunitari presenti in Italia sono poco meno di 2,2 milioni e le regioni dove l’incidenza percentuale sul totale lavoratori dipendenti è più elevata sono l’Emilia Romagna (17,4%), la Toscana e appunto la Lombardia (16,6%). Guardando solo l’ultimo anno e solo la nostra provincia, infatti, si scopre che in totale gli ingressi nel mondo del lavoro – calcolati sulla base del sistema Excelsior di Unioncamere – sono stati 28.300 e appunto poco meno di novemila hanno riguardato cittadini di origine straniera.

«L’Italia sta invecchiando rapidamente e nascono sempre meno bambini» – osservano i ricercatori della Cgia – «Questo significa meno persone in età da lavoro e più pensionati da sostenere. I lavoratori stranieri aiutano a colmare questo vuoto, ampliando la forza lavoro e rendendo più sostenibile il sistema economico e il welfare. Senza il loro apporto, il peso sulle generazioni attive sarebbe ancora maggiore». Non va dimenticata, però, neppure la ricerca di manodopera: molti stranieri vengono impiegati in settori dove scarseggia quella italiana.

ORIGINI E SETTORI: DOVE LAVORANO GLI STRANIERI IN ITALIA

Non esistono dati certi che colleghino caratteristiche culturali o identitarie a specifiche professioni, osservando i numeri si notano però alcune concentrazioni ricorrenti.

I lavoratori provenienti dall' Europa dell'Est, ad esempio, sono molto presenti nell'assistenza familiare e nel lavoro domestico, ambiti che comprendono colf e badanti.

Le persone originarie del Nord Africa, invece, trovano più spesso impiego nell'edilizia, nell'agricoltura e nella logistica.

Dall'Asia meridionale – in particolare da India, Pakistan e Bangladesh – arriva una quota significativa di addetti all'agricoltura, all'allevamento, alla ristorazione e al piccolo commercio.

I cittadini cinesi, infine, risultano concentrati nel commercio, nella manifattura tessile e nella ristorazione, settori in cui si sono sviluppate nel tempo reti imprenditoriali consolidate.

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