L'ANALISI
05 Marzo 2026 - 16:50
Uno scorcio del Po interessato dai lavori e il consigliere regionale Marcello Ventura
CREMONA - «Un danno annunciato» quello inferto dai lavori di rinaturazione al paesaggio del Grande Fiume. Non ha dubbi il consigliere regionale Marcello Ventura (FdI), presidente della IV commissione Attività Produttive, che interviene duramente nel dibattito aperto dal naturalista Riccardo Groppali e dai sindaci dei comuni rivieraschi.
«Le mie riflessioni scaturiscono da quanto riportato dagli organi di informazione in merito alle perplessità sollevate dal presidente della Provincia e sindaco di Stagno Lombardo, Roberto Mariani, insieme ai colleghi di diverse località rivierasche. Questi ultimi stigmatizzano pesantemente gli interventi di rinaturazione del Po, evidenziando come i tagli diffusi della vegetazione possano generare ripercussioni anche in caso di piena e come possano avere ricadute sulla ciclovia Ven.To.»
Il consigliere, in questo contesto, precisa di «non essere e non essere mai stato contrario alla ciclovia Ven.To». Un progetto, anzi, «che può rappresentare un’opportunità concreta per il turismo lento, per la valorizzazione del territorio e per lo sviluppo economico delle comunità rivierasche». Il piano della discussione è un altro: «Ciò che ho sempre contestato non è l’obiettivo di valorizzare il Po — puntualizza —, ma l’assenza di una visione complessiva sulla gestione del Grande Fiume e alcune modalità operative che oggi, come dimostrano le polemiche di queste settimane, stanno mostrando tutti i loro limiti».
Sulla necessità di un riassetto strutturale dell’asta fluviale, ricorda Ventura, il consigliere cremonese era intervenuto già nel 2023, promuovendo una specifica mozione poi approvata dal Consiglio regionale. «Rivendico da sempre l’urgenza di una disciplina idraulica del Po, fondata su tre pilastri imprescindibili. In primo luogo il sollevamento dell’alveo, che oggi presenta una conformazione irregolare con andamento carsico, al fine di garantire una navigabilità costante sia a scopo turistico che commerciale».
.174In seconda istanza, sul versante della tutela del territorio, le opere di bacinizzazione permetterebbero di istituire vasche di laminazione capaci di accogliere i flussi idrici in eccesso durante le esondazioni. Infine, tali invasi risulterebbero strategici per il comparto agricolo, fungendo da riserve idriche fondamentali nei cicli di siccità. Non va trascurato, inoltre, che la stabilizzazione dei fondali aprirebbe una via di comunicazione fluida verso il Mantovano e l’Adriatico, favorendo lo sviluppo economico e, contestualmente, la salvaguardia dell’habitat naturale».

Ventura ricorda come queste posizioni, quando vennero presentate in Consiglio regionale, furono duramente contestate da esponenti del centrosinistra. «Il consigliere regionale del Partito democratico, Matteo Piloni, e il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, scelsero di liquidare quella proposta come una posizione superata o strumentale, difendendo senza alcuna riserva l’impostazione degli interventi di rinaturazione e respingendo ogni richiesta di confronto più ampio sul futuro del Po. Oggi, però, la realtà presenta il conto».
Il consigliere regionale sottolinea, infatti, come le critiche che stanno emergendo non provengano da una specifica parte politica, ma direttamente dal territorio. «Sono i sindaci dei comuni rivieraschi, cioè coloro che amministrano quotidianamente queste comunità, a segnalare problemi concreti: danni alle strade utilizzate dai cantieri, abbattimenti diffusi di vegetazione e interventi percepiti come poco condivisi con le amministrazioni locali. In sostanza stanno emergendo esattamente le criticità che avevamo evidenziato due anni fa».
Secondo Ventura il dato politico più significativo è un altro. «Colpisce che tra coloro che oggi sollevano dubbi e perplessità vi siano anche amministratori appartenenti alla stessa area politica che nel 2023 aveva attaccato la nostra posizione. Tra questi anche il presidente della provincia, esponente del centrosinistra, che oggi guida l’ente provinciale e che ha evidenziato la necessità di fare chiarezza su alcuni interventi».
«Questo significa che non eravamo di fronte a una polemica politica — queste le conclusioni di Ventura —, ma a problemi reali che qualcuno ha preferito ignorare». «Il consigliere Piloni — insiste Ventura — e il sindaco Virgilio avevano scelto di difendere acriticamente quelle scelte e di attaccare chi chiedeva maggiore prudenza e maggiore coinvolgimento dei territori. Oggi però assistiamo a una situazione paradossale: sono proprio amministratori della loro stessa area politica a sollevare le stesse criticità che noi avevamo evidenziato. Una contraddizione politica evidente che dimostra quanto fossero superficiali e ideologiche le accuse rivolte allora».
Gli interventi oggi in corso, come precisato da Ventura, sono finanziati nell’ambito del Pnrr: una circostanza che rende molto complesso rivedere i progetti. «Se quelle osservazioni fossero state ascoltate nel 2023 — appunta Ventura — probabilmente alcune criticità avrebbero potuto essere corrette per tempo. Invece si è preferito ignorare quelle segnalazioni. Per questo oggi possiamo parlare, senza alcuna enfasi, di un danno annunciato».
Ventura ricorda inoltre il lavoro svolto negli anni scorsi sul tema del dragaggio del fiume. «Quando mi sono fatto promotore di nuovi stanziamenti destinati al dragaggio, con l’obiettivo di liberare il letto del fiume dai detriti litoidi e migliorare la navigabilità, ho indicato una direzione precisa. Quella strada resta l’unica realmente percorribile per garantire un futuro alla navigazione della Lombardia meridionale e per valorizzare il Po anche dal punto di vista economico. Continuerò a portare avanti nelle sedi istituzionali una battaglia di serietà e di responsabilità affinché le decisioni sul futuro del Grande Fiume vengano prese ascoltando davvero i territori e non imponendo scelte calate dall’alto».
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