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STORIE DI LIUTERIA

Da Mondomusica a Seul, collaborazione oltre la bottega

L'amicizia fra trucioli e pialle per vincere la sfida del mercato internazionale

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

03 Marzo 2026 - 08:04

Da Mondomusica a Seul, collaborazione oltre la bottega

Alessandro Fendillo e Davide Negroni nello stand del salone MondoMusica con Kim Da Hyun con la famiglia

CREMONA - Galeotto fu il Salone della liuteria MondoMusica, all’interno della manifestazione CremonaMusica, nella consapevolezza che l’unione fa la forza, soprattutto se il mercato di violini, viole e violoncelli si fa sempre più competitivo e agguerrito.

La solitudine dei liutai, chiusi nelle loro botteghe e gelosi dei propri segreti, è cosa d’altri tempi, almeno per Alessandro Fendillo, classe 1989, e Davide Negroni, classe 1991: entrambi liutai, accomunati dalla passione per la bicicletta e il beach volley.

«Sono stato allievo di Massimo Negroni, papà di Davide — racconta Fendillo —. Una volta diplomato ho mantenuto i contatti e così da cosa è nata cosa. Io e Davide abbiamo scoperto di avere in comune non solo la liuteria, ma anche la passione per lo sport. Pur essendo io di Castelleone e lui di Cremona, abbiamo avuto modo di frequentarci e di intrecciare le nostre compagnie di amici. Il terreno comune è ovviamente, per entrambi, la liuteria».

Ed è stata proprio l’occasione di esporre a MondoMusica a trasformare l’amicizia in sintonia professionale: «Sia io sia Alessandro abbiamo cercato una nostra indipendenza — afferma Davide —. Da qui l’idea di aprire uno stand insieme, inizialmente per dividere le spese ed essere maggiormente visibili. Poi, da questa opportunità, è nata la voglia di collaborare, senza pestarci i piedi».

«Abbiamo due stili di liuteria diversi, ma a loro modo complementari — osserva Fendillo —: questo ha reso il nostro stand riconoscibile e il nostro modo di lavorare armonioso. A ciò si aggiunge un’amicizia che va oltre il bancone di lavoro. Qualche mese fa ho proposto a Davide di venire con me in Giappone: abbiamo così cominciato a ipotizzare trasferte insieme, per allargare i nostri orizzonti sotto il segno della liuteria e della voglia di condividere un percorso comune, ognuno con la propria identità, senza farci concorrenza ma lavorando insieme».

Da qui l’idea di replicare dopo il buon esito della missione nipponica: «A fine mese partiremo per Seul, per partecipare a un salone interamente dedicato alle viole, organizzato da Kim Da Hyun, che ha voluto chiamarsi Domenico come nome d’arte. Il motivo è forse quello di rimanere più impresso ai suoi clienti italiani e, poi, perché gli suonava bene — spiega Negroni». Si tratta di una manifestazione a suo modo unica, dedicata a uno degli strumenti più difficili da codificare in dimensioni uniche: esistono infatti molte varianti che rendono ogni viola un mondo a sé stante. È questo l’aspetto interessante di un’iniziativa monotematica. Con ogni probabilità ci sarà anche un grande concerto; l’idea è quella di poter mostrare e spiegare di persona i nostri lavori. La possibilità di incontrare musicisti in un Paese che ha nella musica un punto di riferimento è importante. Noi costruiamo violini, viole e violoncelli che, oltre a essere belli, devono suonare. Per questo il confronto con chi fa musica è indispensabile».

«Il contatto diretto con i clienti è fondamentale — conclude Fendillo». L’unione fa la forza: crediamo che la possibilità di lavorare e proporci insieme sia un’occasione per dimostrare che la nuova generazione di liutai sa fare gruppo e affrontare così le sfide internazionali».

Che sia sorto un nuovo modo di intendere il solitario lavoro del liutaio?

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