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DUBAI SOTTO ASSEDIO

«Quel rumore di droni nella notte dell’attacco»

L’architetto Brunelli vive negli Emirati Arabi dal 2019 e racconta le ondate di boati e scoppi. «Il cielo si illumina... L’assistenza dell’Ambasciata italiana è stata tempestiva»

Elisa Calamari

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03 Marzo 2026 - 05:25

«Quel rumore di droni nella notte dell’attacco»

A sinistra Giuseppe Brunelli. A destra denso fumo nero sopra il porto di Jebel Ali

DUBAI - Durante la telefonata si è interrotto due volte Giuseppe Brunelli, architetto cremonese che vive a Dubai dal 2019: a bloccare temporaneamente la voce è stato il rumore dei droni iraniani, che nella serata di domenica sono passati più volte sopra al quartiere residenziale in cui abita. Lavora per un’azienda degli Emirati e sabato, quando ci sono stati i primi attacchi, era impegnato proprio al lavoro.

«Boati e scoppi in cielo, tutti visibili ad occhio nudo – racconta -. Vanno a ondate e si tratta per lo più di droni che vengono intercettati. L’attacco principale è stato sabato notte, quando sono arrivati i messaggi di allarme sul telefono. Abbiamo saputo che sono stati intercettati 140 missili e più di 200 droni. Il problema è che i frammenti cadono a terra rappresentando un pericolo e provocando incendi».

Sta cercando di mantenere la calma: «In realtà ho già vissuto situazioni di tensione. Ad esempio mi è capitato lo scorso giugno in Qatar e nella Pasqua 2022 quando c’erano stati altri attacchi con droni. Conoscendo la situazione del Medio Oriente e dei Paesi arabi, dunque, ero in qualche modo preparato. La mia compagna, che in questo periodo è qua con me, invece, è comprensibilmente più spaventata». L’assistenza da parte dell’Ambasciata italiana è stata tempestiva ed è costante: «Ci hanno invitato a restare al sicuro. Per qualche giorno non mi recherò alla sede del posto di lavoro in quanto gli uffici sono vicini all’aeroporto e quindi in una zona a rischio. Se penso di tornare in Italia? Adesso credo di essere più sicuro a terra, in ogni caso avevo in programma un viaggio di lavoro in Cina e quindi appena possibile mi recherò lì, poi probabilmente ritornerò in Italia partendo direttamente dalla Cina. La mia compagnia, invece, vorrebbe tornare prima: aspettiamo indicazioni».

Brunelli, che ha 33 anni, come tanti italiani si è trasferito all’estero per le maggiori opportunità professionali. Ma non nasconde che situazioni come quella in corso fanno riflettere: «Diciamo che avrei preferito trascorrere la domenica allo stadio a tifare la Cremo, anche se con il Milan ha perso – sorride -. Mi sento cremonese al 100%, ma proprio per avere maggiori opportunità ho iniziato presto a viaggiare: prima di arrivare a Dubai ho avuto esperienze in Marocco e Australia. Ero già qui nel periodo Covid e devo dire che c’è sempre stata un’ottima assistenza. I momenti complicati, però, fanno pensare che non ci si sente mai tranquilli come a casa».

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