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Rapina il compagno di scuola che lo riconosce, 19enne patteggia 3 anni

Il giovane ha ammesso le proprie responsabilità per l’assalto avvenuto in via Palestro un anno fa. È ai domiciliari con braccialetto elettronico. Riconosciuto da una delle vittime

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

02 Marzo 2026 - 17:19

Rapina il compagno di scuola che lo riconosce, 19enne patteggia 3 anni

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Il 17 febbraio di un anno fa, in via Palestro una baby gang rapina due ragazzi di 16 e 17 anni. Spunta un coltello, le vittime si paralizzano, il branco arraffa i soldi: poco più di 20 euro. I «bulli» sono tutti minorenni, tranne uno. Si tratta di un albanese. I 18 anni li ha compiuti da due settimane, il 3 febbraio. Uno dei giovani rapinati lo riconoscerà: è stato un suo compagno di scuola.

Accusato di rapina in concorso con i minorenni, oggi l’albanese ha patteggiato 3 anni in udienza preliminare. Il difensore, Marco Soldi, aveva già concordato la pena con il pubblico ministero. Per il giovane è la seconda condanna in quattro mesi. La prima — 2 anni e 7 mesi di reclusione — è arrivata a metà ottobre scorso per la tentata rapina, in concorso con il fratello gemello e con un 15enne, e per le lesioni (5 giorni di prognosi) causate al 39enne titolare pakistano del «K2 Pizza Kebab Grill», in via Guarneri del Gesù. Il fatto risale al 26 febbraio del 2025, cioè 9 giorni dopo la rapina in via Palestro.

Torniamo a quest’ultimo episodio. Il 16enne e il 17enne si erano incamminati verso la stazione. All’angolo con via Goito, c’è un giardinetto. Qui bivaccava il branco. Qui i bulli hanno fermato i due coetanei. Volevano i soldi. Non ci sono stati spintoni, non sono volati pugni, né calci né cazzotti. C’è stata una minaccia. Uno dei minorenni ha tirato fuori un coltello. E tanto è bastato per terrorizzare le vittime. I violenti hanno frugato nelle loro tasche e rubato 10 euro a uno, 15 euro all’altro.

Le vittime si sono poi presentate in Questura per la denuncia. La Squadra mobile ha indagato. Uno dei ragazzi rapinati aveva indicato il maggiorenne albanese. Lo conosceva, perché era stato a scuola con lui. Aveva inoltre riconosciuto qualcuno dei minorenni. L’amico, invece, non aveva riconosciuto i rapinatori.

L’albanese è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Come suo fratello gemello. Entrambi lo sono dopo l’arresto e i 45 giorni di carcere per la tentata rapina al titolare del Kebab di via Guarneri. Al poliziotto che lo aveva appena arrestato, uno dei gemelli aveva detto: «Ti voglio vedere morto pezzo di m…».

Per i giudici che li hanno condannati, ordinandone l’espulsione dal territorio dello Stato, i due gemelli sono giovani «socialmente pericolosi». Nella motivazione della sentenza hanno scritto: «La loro pericolosità sociale è desunta, innanzitutto, dalle modalità spiccatamente aggressive, insidiose e odiose, delle condotte, nonché dei contegni tenuti nelle fasi dell’arresto». Ma anche «dalla personalità e dalle condizioni di vita». I due gemelli, «oltre che refrattari a qualsivoglia recesso dalle proprie azioni, annoverano a carico diversi precedenti di polizia per reati contro la persona e contro il patrimonio, così rivelando un’indole che, effettivamente, si appalesa socialmente pericolosa».

Una tentata rapina, per i giudici, certi che i fratelli gemelli e il 15enne volessero rubare i soldi dalla cassa «mediante l’uso della violenza, costringendo il titolare contro l’angolo del bancone dove subito dopo, di fatto ferito e immobilizzato» dal minorenne e da uno dei gemelli, «si vedeva maneggiare contro un coltello e avanzare richieste di denaro volte, evidentemente, ad ottenere la dazione per il tramite della intimidazione, dazione che non si è perfezionata per il pronto intervento di terzi, oltre che per una ferma opposizione della persona offesa». Gli avvocati Soldi e Guido Priori hanno impugnato la sentenza.

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