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Referendum: «Andate a votare No, i diritti sono a rischio»

Scuderie del Fico sold-out per l’incontro con Guglielmi, i pm Dinoi e Cerio e Perin

La Provincia Redazione

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01 Marzo 2026 - 18:47

Referendum: «Andate a votare No, i diritti sono a rischio»

Carlo Guglielmi, Francesca Morandi, Federica Cerio, Maria Teresa Perin e Alessio Dinoi venerdì all’incontro organizzato dai comitati del No e dall’Anm sul referendum costituzionale

CREMONA - «Non è un referendum sul diritto». «Non è un referendum sulla separazione delle carriere e sul Csm: è un referendum sul diritto. Un referendum con un obiettivo polemico che non è l’unione malsana tra giudice e pm. E non è neanche un referendum contro i giudici». Per Carlo Guglielmi, avvocato giuslavorista, il referendum «è contro quello che i romani si sono inventati Duemila anni fa. I romani hanno convinto il potere militare politico e il potere religioso a cedere una parte importante ai giudici per risolvere le questioni. Ecco, oggi il potere politico vuole riacchiapparsi il potere dei giudici».

Guglielmi, figlio di Angelo Guglielmi, il leggendario direttore di Rai3, è uno dei 15 del comitato dei cosiddetti “giuristi volenterosi” che si è visto ammettere dalla Cassazione il nuovo quesito per il referendum sulla giustizia, quello con l’aggiunta dei 7 articoli della Costituzione che saranno modificati con la riforma del governo Meloni, se passerà.

Le Scuderie del Fico sold out all'incontro di venerdì

Venerdì scorso, alle Scuderie del Fico sold-out, Guglielmi ha spiegato le ragioni del no all’incontro organizzato dal ‘Comitato avvocati per il No’ (l’avvocato Lapo Pasquetti lo ha introdotto), ‘Società civile per il no’ e ‘Giusto dire no’, il comitato creato dall’Associazione nazionale magistrati. Con Guglielmi, sono intervenuti i pubblici ministeri Alessio Dinoi, segretario della sottosezione di Cremona dell’Anm, e Federica Cerio. E Maria Teresa Perin, segretario confederale Cgil.

«Fosse qui, il ministro Nordio vi chiederebbe perché vi agitate così tanto: l’articolo 104 della Costituzione modificato dalla riforma, ribadisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura giudicante e requirente», ha rilanciato ai due pm, Francesca Morandi, giornalista de La Provincia, moderatrice. «Da un punto di vista prettamente formale non cambia niente, poi, però, nella sostanza, se andiamo a leggere le dichiarazioni che quotidianamente vengono fatte dagli esponenti del Governo». Le ha citate, Dinoi, «per dovere di cronaca».

«Elly Schlein, quando andrai al Governo, questa riforma servirà anche a te». Copyright ministro Nordio. «Un conto è il testo della riforma, un conto è l’interpretazione autentica di Nordio, Del Mastro (sottosegretario alla Giustizia), della stessa premier: “La magistratura non deve pestare i piedi alla politica, le inchieste scomode, le sentenze scomode”. Il pm — ha spiegato Dinoi — è un organo imparziale. Noi non abbiamo interesse a che il tale procedimento finisca con una condanna o con un’assoluzione. Il pm cerca la verità, anche a favore dell’indagato. Non sono qui a dire che il sistema è perfetto, che non vi siano storture, vedi il caso Palamara. La patente di santità non ce l’abbiamo, sicuramente ci sono stati degli errori e degli errori ci saranno. Ma la cura che si vorrebbe dare non è quella che va a risolvere il male».

Perché «si vorrebbe trasformare il pm non tanto, credo, in un super poliziotto, ma in un funzionario del Governo che va a perseguire soltanto alcuni reati indicati dal Governo stesso. Il nostro timore è fondato sulle dichiarazioni di intenti». Cambierebbe il servizio giustizia per i cittadini. Cuore della riforma è lo sdoppiamento dei Csm, il sorteggio secco dei componenti togati, che eliminerebbe le correnti. E la creazione dell’Alta Corte disciplinare.

«La cosa più preoccupante è che i magistrati non possono eleggere i loro rappresentanti: non accade neanche nel condominio». Cerio ha spiegato perché «il sorteggio dei magistrati non risolve il problema delle correnti». («Potrebbe essere estratto il Palamara di turno»: Dinoi). «Bastava fare una circolare con criteri molto stringenti e ridurre al massimo la discrezionalità nella nomina dei direttivi». Per l’Anm, la riforma renderà i giudici più deboli.

Si è detta molto preoccupata, Perin: «Ci sono cause di lavoro per il mancato pagamento dello stipendio, sull’infortunio e sulle morti sul lavoro. Le famiglie di un morto sul lavoro chiedono giustizia. Se il lavoratore morto era magari dipendente di un’impresa forte o di un’impresa mafiosa, l’imprenditore forte o l’imprenditore mafioso possono essere in grado di influenzare un giudice che potrebbe avere paura. E la famiglia potrebbe non avere giustizia: oltre il danno, la beffa.»

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