L'ANALISI
27 Febbraio 2026 - 12:51
CREMONA - «Giustizia, Costituzione e Democrazia» campeggiano sul simbolo. E giustizia, costituzione e democrazia sono infatti le parole d’ordine del comitato per il No al referendum costituzionale del 21 e 22 marzo. Anche perché «per votare No, non serve essere di sinistra»: parola di Gian Carlo Corada, che ha introdotto stamattina la conferenza stampa del comitato per il No, durante la quale sono stati presentati gli appuntamenti della campagna referendaria.
Decine di eventi sul territorio cremonese realizzati dalle associazioni attive nel sociale. Presenti anche il comitato cremasco, di forte ispirazione giovanile, e il comitato casalasco. A Cremona i due appuntamenti principali saranno la cena di autofinanziamento presso la Cascina Moreni, giovedì 12 marzo, e il dialogo con l’onorevole Rosy Bindi, già deputato e ministro della Sanità e della Famiglia, che interverrà al teatro Monteverdi martedì 17 marzo alle 21.
Una lista di appuntamenti su tutta la provincia — Cremona, insieme a Monza-Brianza, è la provincia più attiva della Lombardia sul fronte del No — che accompagnerà una corsa lungo poco meno di un mese. Al referendum, dicono i sondaggi, ogni voto conterà. Ne è convinto lo stesso Corada: «Servirà un lavoro casa per casa. Oggi i sondaggi ci danno in rimonta».

È proprio Corada a elencare le principali ragioni del No: «Una legge di proposta governativa e già questo la rende sospetta — e cita il padre costituente Pietro Calamandrei —: la Costituzione non deve dipendere dal governo, ma dal parlamento. Una legge — aggiunge — non necessaria e anche pericolosa: sarebbe stata sufficiente una legge ordinaria. La critica alla maggioranza e al governo è, prima di tutto, di metodo: «Il governo ha approvato la legge senza modifiche e quasi senza discussione parlamentare». È l’ennesimo attacco alla magistratura che prelude derive autoritarie.
Il timore è quello di un attacco sistematico alla Costituzione. Lo denuncia Elena Curci, segretario generale della Cgil di Cremona: «Votiamo No per difendere la Costituzione da una riforma inefficace che non risponde ai veri problemi della giustizia. Una legge dura coi deboli e indulgente coi potenti». Insieme alla Cgil, anche le realtà cattoliche, che richiamano alla dottrina sociale della Chiesa: «Senza giustizia indipendete — dichiara Carla Bellani, di Pax Christi — non c’è pace».
Anche i partigiani cristiani dell’Anpc si schierano per il No: «Vogliamo una giustizia indipendente dal potere politico o una giustizia accucciata sotto un trono?», si chiede il segretario Giorgio Zerbin. Non solo società civile, il dibattito sulla riforma, dicono chiaramente i membri del comitato, è prettamente politico. Non manca dunque una voce dalla politica. Il segretario dei Giovani dem, Matteo Cicognini, non ha dubbi: «Non è una riforma che vuole migliorare il sistema giustizia, ma vuole colpire i magistrati».
Insieme a Corada, a chiudere l’incontro è stato un altro ex sindaco, Paolo Bodini, «in giacca e cravatta per rispetto — afferma —. Il rispetto mancato nei confronti del parlamento. Nei confronti delle istituzioni, come ha denunciato il presidente Mattarella. Nei confronti degli avversari e, ancor peggio, nei confronti dell’intelligenza degli italiani».
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