L'ANALISI
02 Marzo 2026 - 05:15
RIVAROLO DEL RE - «Voi mi avete testimoniato la laboriosità, la passione per la comunità, gli oratori, i paesi. Non facciamone dell’attaccamento una malattia. Bisogna un po’ salire sul monte a riposarsi, a contemplare, a ricevere amore e poi scendere per tornare a costruire la città degli uomini. Prima che si ammali, si inquini di odio, di violenza, di diffidenza e di paura».
Con queste parole monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, ha concluso ieri mattina la visita pastorale nel territorio diocesano tra le parrocchie dell’Unità pastorale di Rivarolo del Re, Brugnolo, Villanova, guidate da don Giuseppe Allevi, e quella di ‘Santa Maria Immacolata’ di Rivarolo mantovano, Cividale mantovano e Spineda, dirette dal parroco don Massimo Sanni. Il vescovo ha presieduto la messa conclusiva in una chiesa di Santa Maria Annunciata gremita di fedeli; tra i presenti le autorità civili, militari, associative dei paesi visitati.
«In questi tre giorni ci siamo incontrati con gli anziani, coi bambini, con le famiglie, con coloro che si impegnano in vario modo nelle comunità. E abbiamo fatto l'esperienza del monte, dello stare alla presenza di Gesù e tra di noi. E lui ci ha detto le stesse cose che abbiamo appena sentito nel Vangelo: Ascoltate. Alzatevi. Andate» ha proseguito il vescovo durante l’omelia. Il brano della Trasfigurazione di Cristo della seconda domenica di Quaresima ha offerto a monsignor Napolioni la riflessione alle due unità pastorali sulla tentazione di allontanarsi dalla realtà e lo slancio di riprendere il percorso comunitario.
«Quando ci si incontra attorno al Vangelo si fa il pieno di fiducia, si diventa capaci di essere perdonati e di perdonare, perché questo Dio fa per noi. E allora ci rimettiamo in cammino senza aver fatto grossi programmi, ma avendo sperimentato il guadagno che c'è nell'essere uniti. Certo ognuno ha la sua famiglia, il suo paese, la sua storia; ma a forza di dire ‘i miei’ potremmo rimanere soli. E invece se diciamo ‘vieni, andiamo, riconosciamoci fratelli’, saremo un solo popolo, una famiglia di famiglie».
L’invito finale, quindi, a valorizzare tali energie al servizio di tutti. «Ho sperimentato che queste possibilità sono già in cantiere: mettiamole ancora di più insieme diventando una Chiesa che ascolta il Signore e valorizza ogni traccia del suo passaggio nelle storie di chiunque».
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