L'ANALISI
02 Marzo 2026 - 05:25
Carolina e Alfredo con Susanna il giorno della consegna dell’auto. A fianco, Susanna con Carolina e altre amiche a Napoli
CREMONA - «Gli angeli esistono». Una coppia di imprenditori cremonesi ha dato in dono a una loro cara amica affetta dalla sclerosi multipla, la grave malattia del sistema nervoso centrale che la costringe su una carrozzina, un’auto perfettamente riadattata per il trasporto disabili. Ora quel regalo inatteso le permette di non vivere più reclusa nel suo piccolo paese di montagna.
Susanna ha abitato in passato a Cremona ma da tempo è tornata a casa, in provincia dell’Aquila. Durante la permanenza sotto il Torrazzo ha conosciuto all’oratorio di Sant’Abbondio Carolina e Alfredo, stringendo con loro un legame profondo, forte, più forte della lontananza. «Dopo la sua partenza, siamo sempre rimaste in contatto, ci telefonavamo o scrivevamo. Una o due volte all’anno le facevamo visita, siamo anche andate insieme a Napoli», racconta Carolina.
Lei e il marito si schermiscono. «Non abbiamo fatto niente di particolare, è solo una piccola cosa — premettono —. L’unico motivo per cui abbiamo accettato di rendere pubblica questa vicenda è contribuire a sensibilizzare sulle difficoltà che queste persone incontrano riguardo alle barriere architettoniche e alla mobilità». I due cremonesi facevano sul serio, erano decisi a mantenere la promessa all’amica. «Ma dove vai a cercare una macchina giusta, con tutte le caratteristiche necessarie?».
E qui entra in gioco un altro protagonista, un anello fondamentale di questa catena della generosità. «Per fortuna — rivela Carolina — un giorno davanti alla sede del Polo tecnologico c’era il banchetto delle mele dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla, ndr). Ho esposto il mio caso a una volontaria, Veronica, che mi ha suggerito di mettermi in contatto con il loro presidente perché era un tipo davvero in gamba».

«E anche molto paziente», sorride Alfredo alludendo alle telefonate con cui la moglie ha tempestato Fabio Lampugnani, il giovane presidente dell’Aism, che spiega: «È stata una combinazione di cose. Volevamo rinnovare il parco auto, uno dei nostri volontari ci ha fatto sapere che il suo vicino di casa intendeva vendere la macchina, una berlina, che aveva attrezzato per la figlia portatrice di handicap. Un mezzo bellissimo, ma per noi era troppo. Allora ho informato subito Carolina e Alfredo».
«Proprio così, era un mezzo perfetto — conferma quest’ultimo —. Aveva percorso solo 20mila chilometri ed era dotato di tutto l’occorrente. Un telecomando apre il portellone posteriore e fa scendere la pedana, che con due ganci viene attaccata alla carrozzina e trascinata all’interno dell’abitacolo. Tutto elettronico, niente di manuale. È il veicolo che avevamo in mente, lo abbiamo acquistato». Senza farne parola con la sua destinataria.
Il 7 febbraio, un sabato, i due coniugi si sono messi in viaggio per l’Abruzzo, lui alla guida di quella macchina speciale, lei accanto, una coppia di amici dietro su un’altra auto. «All’arrivo in paese ci siamo nascosti — ricorda, emozionata, Carolina —. Quando siamo sbucati fuori, per Susanna è stata una doppia sorpresa: prima ha visto noi, poi la macchina. Non voleva credere che fosse per lei, pensava l’avessimo noleggiata per fare un giro. Quando ha capito, le sue prime parole sono state: adesso potrò andare alle visite mediche e curarmi. Mi è venuto un colpo. Poi ci siamo recati al bar — l’unico con una rampa su cui possono salire per le carrozzine, tutti gli altri hanno i gradini — a festeggiare».
Ora basterà trovare qualcuno che si metta al volante e schiacci quel telecomando. «L’auto è utilissima. Adesso posso finalmente uscire dal mio paese — commenta Susanna —. Sono tante le belle iniziative come questa il cui scopo è sensibilizzare l’opinione pubblica perché ci sia un po’ più di solidarietà verso le persone che hanno bisogno come me». Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’Aism di Cremona, la storica associazione composta da 140 soci, che il 6, 7 e 8 marzo tornerà in piazza con «Gardensia», una gardenia (con le mele e le piante aromatiche) per la raccolta dei fondi necessari a sostenere la ricerca sulla sclerosi multipla.
«Vogliamo andare anche nelle scuole, cominciando dall’Itis Torriani, per parlare con i giovani di un argomento che conoscono molto poco — annuncia Lampugnani». «Dopo mesi finalmente siamo riusciti ad aiutare una nostra ex concittadina», commenta con orgoglio, ma senza presunzione. Anche lui ridimensiona il suo ruolo: «In fondo mi sono limitato a mettere in contatto Carolina e Alfredo con il proprietario di ciò che cercavano. La sensazione di poter fare qualcosa di più deve essere la costante della nostra quotidianità. Fa bene al cuore scoprire persone che, al di fuori del volontariato e mosse da buone intenzioni, sono capaci di qualcosa di straordinario, di meraviglioso».
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