L'ANALISI
23 Febbraio 2026 - 05:25
CREMONA - Quando con la bella stagione le porte della Cattedrale restavano aperte e dall’interno si diffondeva una voce squillante, le persone che erano in piazza, credenti o no, pensavano: «Di sicuro quella è lei». Lei, ‘la Giuliana’, come tutti conoscono Giuliana Chiti, una donna dal carattere forte che è stata ed è molte cose: infermiera professionale, assistente sanitaria, fisioterapista, volontaria infaticabile, medaglia d’oro della Croce Rossa, colonna della Scuola diocesana di musica sacra, allieva di don Dante Caifa. Ha tagliato il traguardo delle 88 primavere il 6 dicembre scorso, ma è in questi giorni del 2026 che festeggia un compleanno non meno invidiabile: 80 anni come corista della Cattedrale di Cremona.
Una delle sue tante vite, quella di voce del Duomo, cominciata a pochi metri dal luogo che sarebbe diventato il centro della sua lunga, intensa parabola, umana e artistica. «Ero una bambina quando un’amichetta che abitava vicino a me mi invitò ad accompagnarla all’oratorio femminile di via Ceresole. C’erano le suore canossiane e tra loro madre Agata Carelli, una religiosa fantastica. Tutta carità, la ‘vagabonda dei poveri’, la chiamavano». Con la prima fondatrice di una comunità per tossicodipendenti, è stata un’altra la figura indimenticabile per la futura cantante.

«Federico Caudana, l’organista del nostro Duomo. Era formidabile, amava improvvisare. Tra i Magnificat dei Salmi faceva degli intermezzi strepitosi e la gente veniva in chiesa per ascoltarli». La Cattedrale stava diventando sempre di più la sua seconda casa. «La nostra delegata, a quei tempi la si definiva così, si è accorta che avevo una bella intonazione e mi ha proposto di entrare nel gruppo che cantava alla messa domenicale delle 9. Ho accettato. Poche settimane dopo don Felice Zanoni, il vicario, si è presentato dai miei per consegnare un biglietto stampato: ‘Prove di canto nella Cattedrale per Giuliana’. Un foglietto scritto espressamente per me così piccola? Non volevo crederci. Quello è stato il vero inizio: da allora ho sempre cantato alle messe e quando c’era da farlo nel coro».
La svolta artistica è arrivata nel primo dopoguerra con la nomina a vicario della Cattedrale di don Dante Caifa. Le parole di Roberto Codazzi, a lungo critico musicale de La Provincia, illuminano la grandezza della sua figura: «Era un sacerdote ma di fatto è stato uno dei più importanti musicisti cremonesi del ventesimo secolo, oltre che uno scopritore di talenti e della riscoperta del barocco in anni in cui questo genere era visto come pura archeologia». Con altri, più di altri, Chiti ha portato il suo contributo nei gruppi diretti da monsignor Caifa, in particolare la Cappella musicale della Cattedrale e il Coro polifonico cremonese.

«Ci preparavamo nella cripta con l’harmonium, che ho fatto restaurare sperando torni nel luogo in cui era stato messo nel 1894, e ogni tanto don Dante si arrabbiava tirandogli qualche pedata perché non rendeva come voleva lui. Era un direttore bravissimo, anche imprevedibile, con un’abitudine: quando mancavano cinque minuti alle 10 di sera ci mandava tutti a casa. Diceva in dialetto: la prima prova è andata bene, non c’è bisogno della seconda perché andrà meglio».
Un contralto di alto livello, ‘la Giuliana’, ma anche un’instancabile organizzatrice. «Eravamo in cinquanta, sessanta persone, praticamente un aereo soltanto per noi. Con il coro abbiamo girato l’Europa: Parigi, Vienna. Londra, l’Olanda. In questa o quella città chiedevo il permesso di esibirci nelle chiese più importanti. Vi immaginate l’emozione di farlo a Notre-Dame?». Intanto la fama della fisioterapista appassionata di musica sacra si era diffusa.

«Il maestro Ennio Gerelli, direttore del coro tutto femminile dell’Angelicum di Milano, aveva fatto sapere a don Caifa che gli occorrevano 16 coristi, compreso un contralto. Don Dante gli ha risposto: un bravo contralto ce l’ho». È così che è nata la Camerata. «Ho studiato per tre anni con il maestro Gerelli, uno che per una riga sullo spartito ci teneva lì tutta la sera». La Camerata ha cantato Claudio Monteverdi in giro per il mondo, incluso il Teatro Eroda Attico ad Atene, con la regia di un giovane Franco Zeffirelli.
Tra una tournée e l’altra, Chiti continuava a prestare il suo talento al Duomo e a don Caifa. Quando il sacerdote si è ammalato, le è stata vicino sino al giorno della sua morte, avvenuta il 5 agosto 2003. «Don Dante è stato un musicista a tutto tondo». Gli episodi che hanno segnato la carriera della sua versatile collaboratrice hanno avuto come cornice gli affreschi del Campi: non poteva essere diversamente.

«Nel 1986, cominciati i grandi concerti sull’organo Mascioni, dopo un’esecuzione il cavaliere Arvedi mi ha preso per un gomito: ‘Se metto su una scuola per organisti, mi dai una mano?’. Ci sono rimasta per più di trent’anni come segretaria». Un vulcano, in tutti i sensi, nel temperamento e anche di generosità. Insieme con don Giosuè Regonesi, ha fondato l’ambulatorio della Caritas per immigrati ma frequentato anche da italiani in difficoltà.
«Ho sempre operato nel campo della sanità e non ho smesso di farlo anche quando sono andata in pensione», rivendica con orgoglio ‘santa Giuliana’, come la chiamavano i suoi pazienti. Dispensa ancora a tutti consigli, le persone si rivolgono a lei come fosse il loro medico di fiducia. Pare che abbia una mano particolarmente leggera per le punture. È sempre disponibile, tranne quando in tv c’è ‘Il paradiso delle signore’, la prima e unica fiction che le interessi. Tre quarti d’ora imperdibili nella sua casa di via Mercatello.

Tra tante soddisfazioni e ricordi, un rimpianto. «Non so se possedevo le qualità per entrare nel coro di un grande teatro, ma per studiare canto in Conservatorio, questo credo di sì. Purtroppo era tardi perché avevo già cominciato a lavorare». Continua a rendere «un servizio alla Chiesa» come componente del coro diretto da monsignor Antonio Trabucchi e in quello parrocchiale della domenica.
Poco tempo fa, ha salutato per l’ultima volta nella cappelletta del cimitero un’amica, anche lei innamorata di Bach, intonando brani in gregoriano con la collega Graziella. Ma il mattino dopo, puntuale alla messa delle 8, era di nuovo con un piccolo gruppo di altre fedeli tra quei banchi dov’è da 80 anni. Per l’ammirazione e un pizzico di invidia dei prelati in visita a Cremona: «Avercele noi voci così a quell’ora del giorno».
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