L'ANALISI
01 Marzo 2026 - 05:15
CREMA - In Italia le scuole dell’infanzia devono contare almeno 18 bambini per sezione; alla primaria il numero minimo per formare una classe è fissato a 15 alunni. Parametri che nei territori a bassa densità abitativa rischiano però di trasformarsi in una tagliola. È il nodo affrontato nell’assemblea dei piccoli Comuni promossa da Anci, alla quale ha preso parte anche una nutrita delegazione di amministratori del Cremasco: un’area costellata di centri sotto i 5mila abitanti, dove la curva demografica da anni è in flessione. Dopo l’allarme lanciato da diversi sindaci del distretto, l’Area omogenea cremasca ha avviato un monitoraggio per raccogliere e analizzare i dati. «L’azione è già scattata – spiega il presidente Gianni Rossoni, anche sindaco di Offanengo –. Abbiamo intensificato i contatti con il provveditore Imerio Chiappa, che si è detto disponibile a incontrare i sindaci». Rossoni non nasconde le difficoltà: «Alcuni Comuni presentano criticità specifiche. Una volta sistemati i numeri, l’Ufficio scolastico territoriale si confronterà con il livello regionale e stimolerà il dialogo con il Ministero. Il report che stiamo perfezionando è essenziale per mettere a fuoco fragilità e opportunità».
Tra i primi cittadini intervenuti all’assemblea di Anci, anche Alessandro Pandini, sindaco di Montodine: «Nei piccoli Comuni la scuola è il cuore civile: tiene insieme le famiglie, genera relazioni, sostiene l’indotto dei servizi – mensa, trasporto, doposcuola – e incide sulla scelta di una giovane coppia di restare o trasferirsi. Senza scuola, il paese perde attrattività». Le famiglie si orientano verso centri più grandi; i bambini vengono trasportati altrove con scuolabus che allungano tempi e costi; la vita quotidiana si svuota. «È un meccanismo a catena – aggiunge Pandini –: meno alunni significano meno servizi, meno servizi significano meno residenti. Una spirale che alimenta la desertificazione sociale». A Montodine, riferisce, «nell’istituto comprensivo emergono criticità su due plessi, ma l’andamento complessivo è incoraggiante: dovremmo riuscire a garantire le prime classi». Dal Governo arrivano segnali di apertura e «noi sindaci accogliamo con favore l’orientamento a ridurre il limite minimo di iscritti». Altro capitolo è l’assistenza ad personam, tema sollevato dallo stesso Pandini in assemblea: cresce il numero di alunni certificati con bisogni educativi speciali o disabilità, che richiedono insegnanti di sostegno e assistenza specialistica. «Il principio dell’inclusione non si discute. Ciò che preoccupa è la copertura finanziaria: molte figure – assistenti ad personam, educatori, trasporto dedicato – gravano sui bilanci comunali. Nei piccoli centri, anche uno o due casi in più possono generare un incremento di spesa a cinque cifre. Serve una programmazione pluriennale che metta in sicurezza i Comuni e garantisca continuità educativa. E un sostegno concreto dai ministeri dell’Istruzione e della Sanità».
Sulla stessa linea Aldo Casorati, sindaco di Casaletto Ceredano: «Le soglie minime non tengono sempre conto della dispersione territoriale, delle distanze e delle caratteristiche socio-economiche delle aree rurali. Inoltre, mantenere aperto un plesso comporta costi fissi significativi che, per bilanci ridotti, pesano in modo proporzionalmente più rilevante rispetto alle città». Nell’Area omogenea cremasca solo sette Comuni, capoluogo compreso, superano i 5mila abitanti; circa il 50% è sotto i 3mila. «Anche Anci Lombardia, tramite la coordinatrice del dipartimento Istruzione Gianpiera Vismara, ha parlato di perdita drammatica in caso di chiusure, impegnandosi a farsi tramite con lo Stato per individuare soluzioni». A Casaletto Ceredano gli iscritti sono 13, uno con disabilità: «Sarebbe proprio lui, con la sua famiglia, a pagare le conseguenze del mancato avvio della prima elementare. Classi grandi a tutti i costi significa penalizzare i Comuni e le fasce più fragili». Casorati richiama anche le parole del ministro Giuseppe Valditara, criticando l’idea che ‘grande è bello’, e segnala «il silenzio dei principali sindacati della scuola su un tema di tale rilievo sociale». Unica eccezione, osserva, Anief.
Proprio il responsabile territoriale di Anief, Biagio Caruso – anche consigliere delegato all’Istruzione a Casaletto Vaprio – sottolinea come la tenuta dei servizi scolastici nelle aree interne sia direttamente connessa allo spopolamento. «Occorre rivedere i criteri di deroga previsti dal dpr 81/2009, estendendoli alle realtà demograficamente critiche oggi escluse. Il Ministero deve riconoscere la specificità territoriale come variabile ordinaria nella pianificazione dell’organico, non come eccezione residuale. La scuola di prossimità non è solo una questione di efficienza, ma un presidio di coesione sociale nei contesti più vulnerabili». Dall’assemblea di Anci è emersa una linea condivisa: servono deroghe strutturali per i territori a bassa densità abitativa. I sindaci del Cremasco chiedono maggiore flessibilità sui numeri minimi, criteri che considerino l’indice di ruralità e investimenti mirati. Perché la scuola non è soltanto un servizio: è un presidio istituzionale, culturale e identitario. E nei piccoli Comuni resta uno degli ultimi avamposti della presenza statale.
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