L'ANALISI
27 Febbraio 2026 - 20:46
CREMA - Praticamente tutti usano l'Intelligenza Artificiale per studiare, il 70% la ritiene un ausilio efficace per l’apprendimento. Chatbot come ChatGPT o altri siti vengono utilizzati quotidianamente al Racchetti-da Vinci.
Questi dati emergono da un questionario anonimo, somministrato nei mesi scorsi agli iscritti. Oltre 230 le risposte dei liceali. La quasi totalità — ben il 95% di coloro che hanno partecipato al sondaggio — ha confermato di aver già sfruttato l’Intelligenza Artificiale per lo studio.
Detto dell’efficacia di questo strumento, all’istituto scolastico diretto da Claudio Venturelli c’è anche una diffusa consapevolezza che l’IA vada utilizzata con moderazione e comunque oltre un quarto di ragazzi e ragazze non la ritiene efficace. Ci sono delle regole per poterla utilizzare a scuola? In questo caso regna parecchia incertezza: quasi il 50% dei ragazzi ritiene non ne esistano oppure non si dice sicuro che ci siano delle prassi da seguire.
L’esito dell’indagine è stato pubblicato sul giornalino d’istituto — il periodico ‘Euridice’ — a firma della studentessa della 2ªC dello Scientifico Sofia Nives Bondioli. Al Racchetti-da Vinci, dallo scorso settembre l’uso dell’IA è consentito tramite dispositivi forniti dall’istituto (computer o tablet) e gli studenti devono rispettare i limiti di età previsti, come il consenso dei genitori all’uso, richiesto da ChatGPT per i minorenni.
Ovviamente, l’IA non può sostituire il lavoro dello studente, ma solo affiancarlo come strumento di supporto; le infrazioni, del resto, prevedono sanzioni disciplinari.
«Il 71% degli studenti e la maggior parte dei professori (50 quelli che hanno risposto) evidenziano dei timori sui possibili effetti negativi dell’IA, condivisi anche dal mondo accademico — scrive l’autrice dell’articolo che riporta i risultati —: uno studio del Mit mette in guardia dal rischio di un ‘debito cognitivo’: affidarsi troppo all’IA può ridurre la capacità di concentrazione, la memoria e il pensiero critico. Chi usa ChatGPT per scrivere un testo ha una connettività cerebrale del 55% più bassa rispetto a uno che usa la propria testa. In altre parole, se è l’algoritmo a fare il lavoro al posto nostro, il cervello rischia di non ‘allenarsi’ abbastanza.»
Una chiara indicazione per i tanti che tendono ad affidarsi esclusivamente all’IA. «Ovviamente molti insegnanti — si legge — ritengono che utilizzare l’IA per svolgere i compiti scolastici equivalga a barare e sottolineano, piuttosto, l’importanza di educare gli studenti al suo uso responsabile e consapevole. Non sorprende, quindi, che il 92% dei professori dichiari di aver ricevuto una formazione specifica sull’uso dell’IA e che il 82% di loro la utilizzi per finalità didattiche, come preparare lezioni e verifiche.»
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