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NELLE AULE DI GIUSTIZIA

"Sì, l'ho schiaffeggiata". Condannato il patrigno

Il 45enne è stato ritenuto colpevole del reato di percosse ma non di quello di 'abuso di strumenti correttivi' nei confronti della figliastra allora 15enne

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

27 Febbraio 2026 - 18:50

Urla e schiaffi nei confronti della compagna, arrestato 53enne

CREMONA - «So di aver sbagliato: ho reagito durante l’ennesima discussione in cui lei si era comportata in maniera aggressiva». Ha ammesso di aver schiaffeggiato la figlia il 45enne cremonese imputato in un processo per abuso dei mezzi di correzione nei confronti della figlia della ex compagna. Alla pronuncia della sentenza l’imputato è stato condannato ma per il reato di percosse: il giudice lo ha condannato a 400 euro di multa e 500 euro di risarcimento all’ex compagna costituitasi parte civile con l’avvocato Luigi Lupinacci.

L’uomo, rappresentato dal legale Stefano Ferrari, si è difeso oggi in aula raccontando la sua versione dei fatti, ammettendo i fatti contestati: «L’atmosfera in casa era tesa, con la mia ex compagna il rapporto era già deteriorato e sua figlia era spesso aggressiva, non ascoltava, marinava la scuola e ci insultava. Ma mi rendo conto di aver sbagliato, la responsabilità è mia».

I fatti contestati risalgono al 2022 quando, in occasione di una discussione dopo che l’uomo aveva scoperto l’ennesima ‘bigiata’, lui l’aveva colpita in volto e immobilizzata contro il muro. «Mi urlava contro, così l’ho colpita. Lei mi ha schiaffeggiato e io l’ho presa per le braccia». A separare i due era poi intervenuta la madre della ragazzina, in quel momento dai vicini, richiamata dalle urla della ragazza: «Sono entrata in casa – aveva raccontato la donna in aula – e ho visto la scena del mio ex che schiacciava mia figlia contro il muro. È stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: c’erano già state discussioni accese, ma quel giorno lui ha superato ogni limite. Ed era pure convinto di avere la ragione dalla sua». Così madre e figlia se ne erano andate di casa e poco dopo la madre aveva sporto querela: «Volevo fargli capire che quel che aveva fatto non era giusto».

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