Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Yassine prosciolto: la verità dietro l’accusa di estorsione al 40enne napoletano

Un video e le testimonianze chiariscono che il 23enne non ha mai estorto denaro: a chiedere soldi era la presunta vittima, tossicodipendente, che ora si scusa per il fraintendimento

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

25 Febbraio 2026 - 17:50

Yassine prosciolto: la verità dietro l’accusa di estorsione al 40enne napoletano

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Yassine oggi ha 23 anni ed era il maggiorenne del branco di ‘maranza’, che, sotto minaccia, avrebbe estorto denaro a un 40enne napoletano con una disabilità mentale e fisica: 20-30 euro ogni giorno, per un totale di quasi 3mila euro in un anno e mezzo, da marzo del 2022 al 2 ottobre del 2024.

Yassine non ha estorto denaro al napoletano, anzi. Il gup oggi lo ha prosciolto con formula piena.

C’è un video che racconta tutta un’altra storia. Lo ha prodotto al giudice l’avvocato Alessandro De Nittis, difensore dell’imputato. Il napoletano, tossicodipendente, fumava eroina. Era lui a chiedere - con insistenza - denaro in prestito a Yassine per comprare la droga da terze persone. E sempre lui, il napoletano, nel video si scusa con Yassine per averlo tirato in mezzo. L’avvocato sta valutando di presentare una querela per calunnia nei confronti del napoletano.

Il video prodotto al giudice racconta il botta e risposta tra il napoletano che arriva in bicicletta e chiede 20 euro a Yassine. E lo straniero che con il telefonino videoregistra: sarà una prova della sua innocenza.

Il napoletano: «Domani ti giuro te li rido. Ti giuro su Dio, su Dio, su Allah, sulla Madonna. Ho capito che ragazzo sei, sei il migliore». Lo straniero: «Mi hai messo nella m... hai detto che ti ho estorto 3mila euro». Il napoletano: «Ne usciamo. Mi assumo io le mie responsabilità. Ne usciamo: dirò che è falso. Ti prego fra, ti prego zio, mo’ adesso mi vuoi fare sta cortesia, mi dai 20 euro». Lo straniero: «A cosa ti servono?». «Per cibo...». Lo straniero: «Te lo compro io». Il napoletano: «Anche un po’ di storia di eroina». Lo straniero: «Ma secondo te io ti do i soldi per la droga...».

L’indagine. Il 2 ottobre del 2024 è un mercoledì. Il napoletano si presenta al Comando della Polizia locale con sua madre. Racconta di essere in balìa di un branco di giovani e giovanissimi che ogni giorno gli chiedono denaro sotto ricatto. Racconta di calci, di aggressioni e di minacce. Il napoletano non fa nomi, la denuncia è contro ignoti. La polizia locale si attiva immediatamente. Mette in piedi un servizio di osservazione. Gli agenti si piazzano nell’appartamento della vittima e dalla finestra osservano le sue mosse. Osservano che cosa accade giù, quando il napoletano è con i ‘maranza’, giovanissimi agghindati con la ‘divisa d’ordinanza’: felpa scura e cappuccio in testa. Alcuni agenti della polizia locale si sono nascosti nel quartiere. Quel giorno, in manette finirà un minorenne del branco, ma per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Gli investigatori daranno poi un nome e un volto al maggiorenne della banda, all’estorsore del napoletano: Yassire, appunto.

Che davanti al giudice dell’udienza preliminare è poi finito con questa imputazione. Estorsione perché «talvolta da solo, talaltra in concorso con soggetti minorenni, mediante violenza e minaccia. queste consistite nell’assoggettarlo a pressioni, nel citofonargli ripetutamente a casa in piena notte, nell’offenderlo, nel minacciarlo gravemente con frasi quali ‘Se non mi dai 100 euro domani entro in casa tua e ti accoltello’, nell’aggredirlo fisicamente, colpendolo anche con pugni, presentandosi presso la sua abitazione, costringeva il napoletano, soggetto con ridotte facoltà fisiche e mentali, a consegnare» al branco il denaro.

L’avvocato De Nittis ha sostenuto come «dalle risultanze investigative, non emergessero elementi oggettivi, specifici e univoci a sostenere l’ipotesi accusatoria». Ha evidenziato — ha detto — come gli atti di indagine non abbiano prodotto riscontri tecnici (intercettazioni, video) o testimoniali autonomi diversi dalla presunta persona offesa. Nell’annotazione dell’attività di indagine del 2 ottobre 2024, non vi è alcun riferimento al nome dell’imputato. Durante gli appostamenti e i servizi di osservazione, gli agenti della Polizia locale non hanno mai, e dico mai, visto il mio assistito avvicinarsi alla persona offesa, citofonargli o in altro modo contattarlo per chiedergli denaro.

Ci sono poi quei video «in cui il napoletano chiede con insistenza denaro in prestato al mio assistito per acquistare da terzi eroina da fumare. E gli chiede scusa per averlo ingiustamente e inutilmente messo in mezzo a in questa vicenda, definendolo come un bravo ragazzo».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400