L'ANALISI
23 Febbraio 2026 - 05:05
CREMONA - Prenotare una visita dermatologica e ritrovarsi con un appuntamento a Mantova tra un anno. Ma a volte la risposta è più secca: ‘agende chiuse’. Per tanti cremonesi, come per il resto dei lombardi, muoversi tra i terminali del Cup regionale porta a riscontri non sempre rassicuranti. Le liste d’attesa lunghe per alcune prestazioni sono una realtà e spesso sono accompagnate dalla necessità di spostarsi, anche di parecchi chilometri, eventualità che mette in difficoltà chi non può permettersi un viaggio oltre i confini provinciali.
Le modalità di prenotazione degli esami sono sostanzialmente tre: andando fisicamente in struttura, chiamando il numero del cup regionale, oppure accedendo al portale dedicato online. E già qui emerge il primo paradosso: con una sola ricetta si possono ricevere tre risposte differenti. Per una visita dermatologica, online la prima disponibilità è l’8 ottobre, a Pavia (due giorni fa era l’1) mentre per telefono c’è posto a Mantova il 7 luglio (“Il consiglio è quello di fermarlo” anche se non si sa già con certezza di essere liberi, dice l’operatore al telefono).
Su tutta la Lombardia, una visita simile è prenotabile soltanto in tre province: a Pavia, Mantova (primo posto il 9 febbraio 2027) e Lodi (12 febbraio 2027). Regola non scritta - a quanto pare - è che andando personalmente in struttura ci siano più disponibilità: esistendo il cup regionale, probabilmente gli ospedali cercano di tenere qualche posto in più per i residenti, evitando che siano riempiti tutti da ogni parte della regione. Ciononostante, i tempi spesso rimangono lunghi, anche in caso di ricette con urgenze.

Il tema, però, non è soltanto quello dei tempi lunghi, ma anche quello del perché si generano queste attese. Va considerata l’ormani diffusissima carenza di personale sanitario, un problema nazionale che non ha risparmiato neanche la nostra provincia. Ma dall’altro lato c’è anche il problema degli esami ‘inutili’, richiesti dal paziente al medico di medicina generale senza una motivazione realmente fondata.
La letteratura in merito presenta numerosi studi (alcuni risalenti già a più di 10 anni fa) che evidenziano come una buona percentuale delle prescrizioni richieste ai medici di base sia spesso superflua. Con comportamenti simili non solo si intasa il sistema sanitario allungando a dismisura i tempi di attesa, ma si grava anche sulle casse regionali (che sono anche dei quelle dei cittadini), aumentando inutilmente la spesa sanitaria. Tra organici sempre più ridotti e prescrizioni evitabili, il sistema fatica a lavorare. Senza una gestione oculata e una ritrovata fiducia verso i medici, il diritto alla salute rischia di diventare un terno al lotto, accessibile solo a chi ha i mezzi per viaggiare.
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