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LE STORIE DI GIGIO

La pasticceria solidale dove le donne rinascono

L’azienda Maristella di Pozzaglio offre una seconda chance alle tossicodipendenti

Gilberto Bazoli

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redazione@laprovinciacr.it

16 Febbraio 2026 - 05:00

La pasticceria solidale dove le donne rinascono

Sara Signorini (Mestieri Lombardia), Nicoletta Domaneschi (Comunità San Francesco), Michela Mangoni (tirocinante) e Francesca Casella (Pasticceria Maristella)

CREMONA - Quando ha cominciato a entrare in fabbrica aveva paura mentre ora si commuove pensando che tra pochi mesi dovrà smettere. «Ho trovato persone buone, qui sono rinata», si scusa per le lacrime Michela Mangoni, 37 anni, bergamasca, due bambine molto piccoleUna giovane madre coraggiosa che ha lottato per vincere la sua battaglia con la droga. C’è riuscita anche grazie alla Pasticceria Maristella di Pozzaglio ed Uniti, un’azienda dolciaria che ha tra le sue specialità la produzione di sfogliatine, ma anche una virtù non molto diffusa nel mondo industriale: credere concretamente nel ruolo sociale di un’impresa e riservare un posto a donne in difficoltà attraverso opportunità di tirocinio.

Quella di Michela è una storia a più voci, che inizia con quella di Francesca Casella, 58 anni, figlia di Franco, fondatore della ditta, e responsabile Risorse umane. «Mio padre ha avviato, nel settembre del 1965, con mia madre Anna un negozio di dolci a Cremona, in via Buoso da Dovara, allargatosi in laboratorio artigianale con il trasferimento al Maristella, il quartiere da cui abbiamo preso il nome, e da lì a Pozzaglio. Nel 2025 abbiamo festeggiato i 60 anni di attività». Dei tre figli, Francesca, Stefano e Chiara, i primi due hanno continuato la strada aperta dal padre.

Franco Casella, fondatore della ditta

«Al Vacchelli, l’istituto per geometri, mio fratello ha conosciuto don Pier Codazzi (attuale direttore dalla Caritas cremonese, ndr) stabilendo subito un canale diretto anche con papà, che è sempre stato attento a certe tematiche. Se don Pier gli chiedeva una mano per i minori stranieri non accompagnati e altri immigrati, lui non si tirava mai indietro». Stefano, oggi cinquantenne, ha proseguito gli studi alla facoltà di Ingegneria acquisendo le capacità di progettare l’azienda, che oggi ha 57 dipendenti.

La bottega è diventata un’industria moderna e tecnologicamente avanzata, le sue dimensioni sono cambiate. Ma l’anima, lo spirito sono rimasti quelli delle origini. «La sensibilità verso le persone con un passato da ricostruire perdura nel nostro stile». Non a caso quando la Russia ha invaso l’Ucraina, è stato dal piazzale della Maristella che è partito il Tir carico di prodotti alimentari per Kiev raccolti grazie all’appello della Caritas e stoccati negli spazi messi a disposizione dai Casella.

A questo punto, il secondo anello di questa catena di solidarietà: la Comunità San Francesco, ubicata dal 1985 in un cascinale ristrutturato di Marzalengo, che si occupa del recupero di donne tossicodipendenti. «Comprese mamme con bambini: in questo momento sono 15 con i loro dieci figli. Arrivano anche ragazze in stato di gravidanza o con i neonati. C’è pure un asilo nido interno», dice Nicoletta Domaneschi, una delle 6 educatrici. Tra le mura della struttura vive e opera un gruppo di religiose Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda, affiancate da personale laico educativo specializzato. «Sono già alcune le nostre ospiti che hanno continuato il percorso di reinserimento entrando alla Maristella, una realtà che va oltre l’aspetto della produzione».

Stefano Casella e don Pier Codazzi con il Tir partito tempo fa con gli aiuti raccolti per l'Ucraina

Da una parte, uno stabilimento disposto a inquadrare in tirocinio donne fragili; dall’altra, una comunità terapeutica che a quelle donne ha già spalancato le braccia. Come far scoccare la scintilla dell’incontro, dello scambio tra comunità e fabbrica? «Per attivare un tirocinio bisogna appoggiarsi a un ente accreditato, che siamo noi — spiega Sara Signorini, da dieci anni a Mestieri Lombardia, la rete regionale di agenzie che si occupa di formazione e lavoro —. Un altro dato importante è che la Maristella si fa carico di tutte le spese del tirocinio, inclusa l’indennità di partecipazione che spetta a Michela. Sono tante le imprese che ricorrono al tirocinio per la ricerca e la formazione di un profilo professionale da inserire, sono meno quelle disponibili ad accogliere una persona che ha bisogno di riaffacciarsi nel mondo del lavoro, magari non subito con un contratto perché, trattandosi del momento finale verso la riconquista di un’autonomia completa, occorre una certa gradualità».

E poi c’è lei, Michela, con i suoi occhi chiari e la sua voglia di ricominciare. «Avevo varie dipendenze, sia da stupefacenti che a livello personale. Non avevo una vita al limite, ma due, che forse è ancora peggio perché ti stordisce, ci si ritrova né in una vita così sbagliata né in una così normale». Alla San Francesco ci è arrivata due anni e mezzo fa. «Ho fatto molto fatica ad entrare, c’è voluta una grande spinta, me l’ha data la paura che mi togliessero le mie due bambine, è stata solo quella paura a farmi decidere per il sì. Ho sempre trovato persone pronte ad aiutarmi anche se all’inizio ero molto capricciosa. Ho fatto un po’ disperare, poi però mi sono sciolta, ora sono diversa come donna, mamma e amica».

La Comunità San Francesco ubicata dal 1985 in un cascinale ristrutturato nella frazione di Marzalengo che si occupa del recupero di donne tossicodipendenti e l’ingresso dell’azienda Maristella a Pozzaglio

Dopo il primo passo, la comunità, il secondo, il lavoro. «Non sapevo cosa fosse fare qualcosa di manuale. Anche in questo caso ero spaventata, impacciata. Ma ho avuto al mio fianco colleghe che nel corso di questi mesi sono diventate una presenza nella mia vita e mi hanno dato sempre un sostegno». È un’operaia versatile, decora e impacchetta, etichetta e controlla i prodotti. «Con Francesca, suo fratello Stefano, i suoi figli che collaborano con loro è come essere in una famiglia, è gente di cuore, non mi sono mai sentita giudicata».

Ha un orario fisso mentre gli altri dipendenti lavorano su turni il mattino, il pomeriggio e la notte. «Ogni settimana incontra persone diverse, ognuna con il proprio carattere, il proprio temperamento. Un modo per prepararla a ciò che c’è là fuori», spiega Francesca. «Mi sono data una bella svegliata, sono arrivata bimba e uscirò donna», riprende Michela. Già, perché il suo tirocinio sta per scadere. Potrebbe rimanere definitivamente, con una forma di contratto stabile, ma ha già deciso di lasciare Pozzaglio e rientrare a Bergamo. «Piango all’idea di andarmene, ma è meglio così anche perché a casa i miei potranno aiutarmi con le bambine». Se ci saranno le condizioni per farlo, la pasticceria solidale è pronta a dare il suo posto a un’altra Michela.

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