L'ANALISI
21 Febbraio 2026 - 18:43
Una visita organizzata nell'ambito della rassegna Culture in dialogo
CREMONA - Dalla Pianura padana al Mediterraneo. Un viaggio lungo un pomeriggio per tutte le coste mediterranee contenuto nelle sale dei musei. Una partenza affollatissima, questo pomeriggio tra le mura del Museo Archeologico San Lorenzo, per la quarta edizione di Culture in Dialogo, realizzata dal sistema museale cittadino con il Centro Interculturale Mondinsieme del Comune e il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia e con il sostegno della Fondazione Walter Stauffer e l’inserimento nel laboratorio permanente ‘La Trama dei Diritti’ promosso da CSV Lombardia Sud. Un ciclo di visite guidate — a orari cadenzati: 15, 15.30, 16, 16.30 — che hanno scandito un pomeriggio che somiglia a una navigazione. Tra epigrafi romane e frammenti di civiltà sepolte, a guidare il pubblico sono cittadini provenienti da altri Paesi, migranti che a Cremona hanno trovato casa e che davanti a un reperto riconoscono improvvisamente un’eco personale: un ricordo, una leggenda, una memoria familiare.
Si parte idealmente dalle coste del Nord Africa, attraversando medine dove le strade si stringono come corridoi di pietra. I mosaici della Domus del Ninfeo si rispecchiano nelle tesserine smaltate dello Zellige marocchino. Poi si inverte la rotta verso l’Albania, terra di regine guerriere e di resistenze dimenticate, dove la figura della sovrana illirica Teuta e la lotta contro l’Impero ottomano diventano narrazione civile prima ancora che storia. Anche Santa Madre Teresa di Calcutta si rispecchia nel viso di un’Afrodite simbolo di bellezza esteriore e interiore. Il viaggio prosegue verso est, accompagnato dal suono delle campane che conducono nei villaggi della Romania, tra feste rituali e antichi mestieri di intreccio del vimini, segni di una ruralità che non è nostalgia ma continuità. Infine l’approdo è in Ucraina, a Leopoli, dove le statue sembrano condividere con gli abitanti la stessa attesa sospesa, quella di un ritorno alla pace e a una normalità che includa di nuovo lo sguardo dei viaggiatori.
Giunto alla quarta edizione, il progetto conferma un’intuizione semplice e radicale: «unire mondi diversi ma tutti assimilati da un filo che unisce l’umanità», raccontano le ‘guide’ speciali della mostra. Lo spiegano chiaramente le tre guide d’eccezione — Fulvia Caruso (Università di Pavia), Elena Bergamaschi (Centro Interculturale Mondinsieme) e Marina Volonté (conservatrice del Museo Archeologico) — che hanno accompagnato il pubblico in un itinerario dettato dalla curiosità per la scoperta del mondo senza dover per forza lasciare i confini cittadini.
Mettere in relazione, anche solo per un giorno, le storie personali dei nuovi cremonesi con gli oggetti esposti significa infatti riconoscere che l’identità di una città non è una reliquia ma una trama in continuo aggiornamento. Chi vive tra due mondi e due culture, del resto, cerca sempre di creare ponti.
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