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La firma cremonese dietro i menù olimpici

Elisabetta Salvadori coordina oltre 60 persone nelle cucine di Milano-Cortina 2026

Andrea Fiori

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20 Febbraio 2026 - 05:25

La firma cremonese dietro i menù olimpici

CREMONA - «Lavorare per le Olimpiadi è come se fosse un passaggio di consegne tra me e mio padre, dalla Bissolati fino a Milano-Cortina». È iniziata da Cremona la passione per lo sport e per il suo lavoro di Elisabetta Salvadori, cremonese doc e oggi Head of Food & Beverage dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026.

Nata e cresciuta all’ombra del Torrazzo, fino agli anni dell’università, Salvadori rappresenta quell’eccellenza locale che ha saputo conquistare il mondo senza mai recidere il cordone ombelicale con la propria terra. Dopo un master e una carriera internazionale che l’ha portata a Londra e ai vertici del marketing per multinazionali del food retail, il richiamo dei Cinque Cerchi quest’anno è stato irresistibile. Ma non era una prima volta: già nel 2006, a Torino, era stata project manager. Questa volta, però, è diverso.

Oggi Salvadori guida un team di oltre 60 persone con una missione titanica: nutrire l’intero ecosistema olimpico. «La mia responsabilità è definire la strategia per la soddisfazione dei nostri clienti: atleti, media, famiglia olimpica, lavoratori e volontari. Dobbiamo garantire livelli di servizio eccellenti per ogni gruppo, dai villaggi degli atleti fino alle venue di gara». Un lavoro di una complessità geografica senza precedenti, che spazia da Milano a Cortina, passando per Livigno, Bormio e tutte le sedi dei Giochi.

Nonostante la scala globale dell’evento, il metodo di Salvadori conserva quella concretezza e quella cura del dettaglio imparate qui a Cremona. Il focus principale resta il benessere degli atleti: «C’è un processo consolidato per creare i menù: proposta, assaggi con i comitati nazionali e convalida finale del Cio. Molti arrivano con l’aspettativa di mangiare italiano e noi ci siamo focalizzati su carboidrati e proteine di qualità. Con pasta, pizza e polenta giochiamo in casa», spiega. E i risultati le danno ragione: tra i video virali degli atleti-influencer che recensiscono i pasti e l’entusiasmo per le lasagne e la torta della nonna (diventata un caso social dopo San Valentino), il gradimento è alle stelle. «Abbiamo notato che nei villaggi si mangia meno pane del previsto perché tutti vogliono la pizza e ormai sono diventati tutti esperti di tiramisù».
Ma dietro la manager internazionale batte un cuore grigiorosso. Se le si chiede quanto ci sia di Cremona nella sua carriera, Salvadori non ha dubbi: «Io sono orgogliosamente cremonese. Milano mi ha formato dal punto di vista professionale, ma Cremona mi ha formato come adulta. C’è tanta cremonesità nel mio modo di operare, in quell’approccio pragmatico e appassionato allo sport che ho respirato fin da piccola».

I ricordi di gioventù riemergono vividi, come quando negli ultimi anni di liceo collaborava con Onda Nord: «Facevo la supporter per ‘Rotosport’, una trasmissione sportiva del martedì sera, e così incontravo i grandi campioni della Cremonese come Vialli, Mondonico e Bonomi. Lì è nato il mio amore per i colori grigiorossi, che oggi ho ricominciato a seguire con una passione ritrovata».

Sebbene nel menù olimpico, per ovvie ragioni di diete agonistiche, manchino i marubini, il cotechino o il torrone, lo spirito della città è presente in ogni decisione strategica presa da Salvadori. È la testimonianza di come una solida identità provinciale possa diventare il motore per gestire eventi di portata mondiale.

La chiusura di Salvadori è un atto d’amore verso le sue radici, un legame che il tempo e la distanza non hanno scalfito, ma semmai rafforzato. «Mio padre è stato per molti anni presidente della Bissolati, e con il presidente del Coni Buonfiglio ricordavamo di quando gareggiava qui a Cremona; la passione per lo sport mi lega a mio padre, come se fosse un passaggio di consegne. La vita mi ha portato verso il marketing e il food, ma porto sempre con me quel filo sottile che parte dalla Bissolati e arriva dritto fino alle Olimpiadi». Un filo (grigio)rosso che oggi, grazie a lei, brilla un po’ di più sotto la luce dei riflettori internazionali.

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