L'ANALISI
19 Febbraio 2026 - 11:53
CREMA - L’hanno chiamato progetto Sidecar. Ed evocare l’iconica moto, con carrozzina riservata al passeggero, ne sintetizza lo scopo: affiancare ai giovani, nello specifico 19 studenti freschi d’iscrizione al corso di laurea in Infermieristica, piloti esperti. Così che potessero guidarli nel viaggio tra le corsie d’ospedale, concepito per svelare il quotidiano che li aspetta, una volta appeso il diploma incorniciato alla parete del soggiorno. «Tirocinio d’osservazione», è stata definita l’esperienza, vissuta in largo Dossena dalle matricole del distaccamento dell’ateneo milanese, ospitato nell’ex palazzo di giustizia cittadino. Giusto a trecento metri dalla palazzina centrale del Maggiore. Avviata a gennaio e conclusa con le riflessioni in aula, la sperimentazione, che ha coinvolto gli studenti in piccoli gruppi, è stata declinata come tappa d’esordio di un «inserimento graduale e guidato nei contesti assistenziali», spiega chi l’ha ideata. Presa di contatto, certo. Ma non solo. Perché chi sta formando gli infermieri di domani ha la necessità di «valutare l’impatto» di un’iniziativa ancora da rodare, ma che potrebbe essere incastonata nel percorso di studi in modo stabile. «Coinvolti, curiosi, desiderosi di capire», i tre aggettivi cui è ricorsa la tutor universitaria Anastasia Andreoni. Quattro le giornate trascorse in ospedale da ciascun allievo. E che di fatto hanno rappresentato il battesimo della corsia; sebbene — come detto — gli studenti non si siano cimentati in alcun tipo di procedura. Limitandosi a osservare, metabolizzare e riflettere. «Cogliendo la complessità del lavoro», evidenziano dal Maggiore.
Cardiologia, Chirurgia, Rianimazione, Medicina d’emergenza e urgenza, Pronto soccorso, Medicina generale, Pneumologia, Riabilitazione cardiorespiratoria e Neuromotoria, Gastroenterologia, Neurologia, Ortopedia, Pediatria, Ginecologia e Ostetricia: il quadro offerto è stato il più vasto possibile. E ai ragazzi è stato chiesto di affidare a un diario quanto raccolto dagli assistenti di tirocinio, vale a dire i veterani cui sono stati affidati. Valutazioni, poi sviscerate con il tutor universitario. «L’obiettivo — sottolinea il direttore didattico del corso di laurea, Claudio Prandelli — era favorire il passaggio dalla teoria alla pratica, aiutando gli studenti a riconoscere le diverse dimensioni dell’assistenza, non solo clinica ma pure relazionale. Abbiamo dedicato particolare attenzione alla riflessione sul vissuto emotivo, come elemento fondamentale nella costruzione dell’identità professionale. Alla luce dei risultati ottenuti — la chiosa — ci auspichiamo che l’esperienza possa diventare parte integrante del semestre iniziale del primo anno». E rivela: «I questionari sottoposti ad allievi e infermieri ci permetteranno di perfezionare eventuali criticità, offrendo un momento formativo che riteniamo tanto importante, quanto delicato. Solo entrando fin da subito in contatto con la realtà assistenziale, anche attraverso la semplice osservazione, si può comprendere davvero cosa comporti questa professione e iniziare a lavorare sulla consapevolezza relazionale e sulla maturità emotiva».
I risultati — assicurano al quartier generale dell’Azienda sociosanitaria, che ha nel manager cremasco Alessandro Cominelli il proprio direttore generale — hanno «confermato il valore dell’iniziativa». E ad attestarlo è il livello di soddisfazione. Unanime — viene garantito — la valutazione sull’accoglienza ricevuta e la disponibilità delle guide offerte.
La gran parte degli studenti ha ammesso d’aver acquisito «maggiore consapevolezza delle diverse dimensioni dell’assistenza», convincendosi d’essere sulla strada giusta. «Anche la durata del tirocinio è stata ritenuta nel complesso adeguata — spiegano in largo Dossena — sebbene una parte dei giovani avrebbe gradito un periodo più lungo».
Sul versante degli infermieri-piloti, il giudizio sui ‘passeggeri del sidecar’ non dà adito ai dubbi: «Interessati». Alla prova del fuoco, il progetto è parso tra l’altro compatibile con l’organizzazione del lavoro. Certo, non potevano mancare i singoli momenti di smarrimento, confrontandosi coi «contesti ad alta complessità», per dirla col linguaggio dei camici bianchi. Leggasi i frangenti in cui la delicatezza dei compiti richiede una concentrazione tale, da non lasciare margini. «Due aspetti hanno rappresentato i punti di forza del progetto — entra nel vivo la tutor la Andreoni —: l’ingresso in corsia sin dal primo anno di corso, che permette di maturare consapevolezza rispetto alla professione scelta e la possibilità di osservare da vicino, senza la pressione della prestazione. I momenti di riflessione e confronto successivi sono stati altrettanto fondamentali, soprattutto in vista dei tirocini clinici previsti nel secondo semestre».
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