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Mercoledì delle Ceneri: «Non è un tempo da vivere a occhi bassi»

L’inizio della Quaresima celebrato dal vescovo Napolioni con Lafranconi e don Maccagni

Gianpiero Goffi

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redazione@cremonaonline.it

18 Febbraio 2026 - 20:51

Mercoledì delle Ceneri: «Non è un tempo da vivere a occhi bassi»

CREMONA - «Rendimi la gioia della mia salvezza», su queste parole del salmista si è incentrata la riflessione del vescovo Antonio Napolioni nell’omelia del mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, celebrato oggi alle 18 in Duomo con il vescovo emerito Dante Lafranconi, il parroco don Gianpaolo Maccagni, i canonici del Capitolo e gli altri sacerdoti dell'unità pastorale, e con un’ampia partecipazione di fedeli.

«Il giorno della salvezza è oggi – ha esordito monsignor Napolioni – è la Pasqua, è ogni istante, è il sempre dell’oggi di Dio», non computabile in termini umani. «Ben vengano i fioretti», ha aggiunto, ma il senso più profondo della Quaresima sta nella parola ‘salvezza’ che presenta «tante sfaccettature: noi magari siamo portati ad intenderla come scampato pericolo». Ma ciò potrebbe voler dire che dove c’è una malattia, dove capita una disgrazia, non ci sarebbe salvezza. Neppure la salvezza va ritenuta «un premio di consolazione spirituale» per chi ha fallito nella vita.

La verità è che «il Signore ci ha già salvati con il sacrificio della Croce» e che «il dinamismo della salvezza è incessantemente all’opera grazie allo Spirito Santo»; però la salvezza ha bisogno di essere accolta. Il punto di partenza è dunque riconoscere di «avere bisogno di salvezza, perché siamo fragili, siamo fallibili». «Va fuori strada – ha ammonito il presule – chi pensa di salvarsi da solo perché ha i soldi, la salute, perché è giovane, perché ha fortuna».

Siamo piuttosto chiamati a fare «esperienza della salvezza», del Signore che ci salva, e la facciamo «più siamo avanti negli anni e più abbiamo fatto collezione di prove, di peccati, di fallimenti», ma nondimeno della resurrezione che Dio non si stanca di offrirci. Dal ripetersi e dal rinnovarsi di tali esperienze nasce la «memoria della salvezza e della gioia» che aiuta a proseguire nel nostro cammino e a raccogliere sempre di più «il frutto della salvezza» fino al suo compimento.

Salvezza e gioia da non trattenere solo per noi stessi, ma da portare a un mondo «in confusione, in guerra, nelle tenebre», perché il mondo ha bisogno di incontrare cristiani che donano un po' della gioia pasquale e della pace che hanno trovato. La Quaresima – ha concluso – non è un tempo da vivere «con gli occhi bassi», è invece un tempo nel quale ‘correre spiritualmente’ e fermarsi «materialmente» rispetto ad un mondo «che accelera così tanto».

Per «sostare accanto al Signore e alla sua Parola e accanto ai fratelli». Gli appuntamenti quaresimali previsti nelle prossime settimane in Cattedrale, e ricordati alla fine della Messa dal rettore monsignor Gianluca Gaiardi, a cominciare dalla Via Crucis di domani pomeriggio, illustrata dalle sculture dell’artista cremonese Dante Ruffini (1905-1963), intendono offrire una possibilità e un aiuto in tale direzione, cioè della preparazione alla Pasqua, che quest’anno cadrà il 5 aprile.

Dopo l’omelia si è svolto l’austero rito della benedizione e dell’imposizione delle ceneri: il vescovo le ha ricevute dal suo predecessore monsignor Lafranconi, al quale le ha a sua volta imposte, così come di seguito le hanno ricevute sacerdoti, diaconi e fedeli. Al termine della celebrazione, monsignor Napolioni ha invitato a un Requiem per il canonico monsignor Giuseppe Soldi: «Domani alle 10 ne celebreremo le esequie in Sant'Abbondio, ma non possiamo dimenticarlo qui in Cattedrale».

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