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LA ‘FATICA’ DELLA POLITICA

Anche Barcellari lascia: Pd in crisi di militanza?

Si è dimessa dal consiglio «per motivi personali». Al suo posto subentra Stella Bellini. Soldo: «Poca possibilità di incidere e anche chi si impegna rischia la disaffezione»

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

19 Febbraio 2026 - 05:00

Anche Barcellari lascia: Pd in crisi di militanza?

Fabiola Barcellari e Stella Bellini

CREMONA - Fabiola Barcellari, del Pd, lascia il consiglio comunale e la politica. Sempre in prima fila nelle battaglie sul tema della Sanità, Barcellari, 51 anni, infermiera, in ospedale da 29 anni e da 5 al Pronto soccorso di largo Priori, ha presentato lunedì al presidente Luciano Pizzetti le sue dimissioni. Non ci sono ragioni politiche dietro questa decisione, ma «motivi personali».

«Esco dalla Politica — spiega —, una decisione meditata da tempo ora è arrivato il momento. Con il tempo mi sono resa conto che era giunta l’ora di lasciare. Ho bisogno di pensare a me anche perché il lavoro mi impegna molto. Intanto sto ricevendo chiamate e messaggi di stima e dispiacere anche dai consiglieri dell’opposizione. Non me lo aspettavo». Al suo posto subentra la prima dei non eletti nella lista del Pd, l’architetto Stella Bellini, che era rimasta esclusa con 70 voti di preferenza. Il passaggio del testimone avverrà durante il prossimo Consiglio comunale del 23.

Barcellari era al suo secondo mandato in Sala dei Quadri, dove era entrata nel 2019 ed era un astro nascente nel firmamento del Pd. Era stata eletta nella segreteria cittadina, come responsabile dell’organizzazione, organismo da cui si è dimessa senza clamore a dicembre, e fa parte della direzione regionale Dem. In questa consiliatura era vice capogruppo del Pd e inoltre era stata eletta a ottobre presidente della Commissione Ambiente, Verde e Benessere animale. Ora la Commissione dovrà riunirsi per eleggere un nuovo presidente.

Quelle di Barcellari non sono le prime dimissioni in questo Consiglio. Prima di lei aveva rinunciato, per motivi di lavoro, Saverio Simi (Forza Italia) che aveva ceduto il seggio ad Andrea Carassai. Ma l’addio di Barcellari è il terzo segnale d’allarme nel Pd. Qualche settimana fa, infatti, si era dimesso, dopo solo un anno di lavoro, il segretario provinciale Michele Bellini. Più politiche le sue ragioni (lo scontro con il «partito degli eletti»), ma non era mancata una riflessione sulla crisi della militanza: «Per poter essere davvero liberi di fare politica con coerenza — aveva spiegato — è necessario disporre di una solida autonomia professionale e di molto tempo».

Tempo per la politica e la militanza, una volta fiore all’occhiello dei partiti di sinistra. E anche Vittore Soldo, nel lasciare la segreteria provinciale dopo le elezioni comunali vittoriose e oltre sei anni di incarico aveva spiegato: «Lascio perché ho bisogno di più tempo per fare altro, cioè, banalmente, per fare il mio ‘vero’ lavoro». Insomma se tre indizi fanno una prova, anche la militanza sembra essere contagiata dalla stanchezza dell’elettorato. Alle ultime elezioni comunali a Cremona nel 2024 era andato a votare il 58.74% degli aventi diritto.

«La stanchezza c’è — spiega Soldo — e nel nostro partito che si fonda sulla militanza forse si sente maggiormente, ma in realtà è un tema trasversale. La disaffezione per la politica ed in generale per la disponibilità a spendersi nell’ambito dei cosiddetti corpi intermedi è progressivamente calata. L’abbiamo visto iniziare con la disaffezione dell’elettorato per poi risalire verso i rispettivi rappresentanti. Oggi si fa fatica a trovare candidati da mettere in lista e non solo consiglieri, ma anche sindaci. La legge elettorale dei Comuni funziona con un sistema elettorale maggioritario: questo ha portato alla scomparsa della dialettica e al cupio dissolvi della partecipazione e della discussione nell’ambito dei Consigli comunali».

«Ormai nemmeno più le maggioranze e i relativi confronti che si fanno in quell’ambito riescono ad esercitare un ruolo e un interesse che si allarghi alla cittadinanza. Chi vince governa e non ha più nessuna necessità di aprire e risolvere un confronto nell’ambito del Consiglio comunale. Questo fatto rischia di svilire il ruolo di chi si è messo a disposizione per contribuire al miglioramento della qualità della vita dei propri cittadini e sta portando ad un allontanamento progressivo dei cittadini anche dalla politica locale. Ma non è solo la politica ad essere in crisi: anche le associazioni fanno fatica a trovare volontari. È tutto l’ambito pubblico ad avere subito una battuta d’arresto».

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