Così Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia e vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo, appena nominato relatore del Parlamento europeo per la revisione del Regolamento sugli standard di CO₂ per autovetture e veicoli commerciali leggeri.
«Ringrazio il ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, vicepresidente del PPE - sottolinea Salini - per il sostegno determinante nell’assegnazione del dossier. Con i colleghi dell’Eurocamera sono già al lavoro per un confronto a tutto campo su quella che considero la partita cruciale per il rilancio dell’automotive europeo, spina dorsale della manifattura italiana e continentale, a tutela di famiglie e imprese. Il nuovo pacchetto automotive deve segnare un cambio di direzione netto e pragmatico: difendere l’eccellenza del settore europeo e metterlo nelle condizioni di continuare a innovare, prosperando lungo una traiettoria davvero sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale».
Salini ricorda la battaglia condotta nella precedente legislatura per affermare il principio di neutralità tecnologica, oggi da rendere pienamente operativo.
«Il nostro compito – prosegue Salini – non è smantellare l’obiettivo della decarbonizzazione, ma riadattare il regolamento europeo al contesto socio-economico e garantire ai cittadini un'effettiva libertà di scelta. Gli ultimi anni hanno mostrato tutti i limiti tecnologici e industriali di imposizioni dogmatiche, scollate dalla realtà e studiate a tavolino. La prima flessibilità sui target 2025 per i veicoli leggeri e l’Industrial Action Plan non sono bastati a restituire visibilità e fiducia alla filiera. La Commissione Ue ha anticipato la revisione, e questo è positivo, ma il riconoscimento della neutralità tecnologica resta parziale: oggi è rinviata al 2035 e accompagnata da una soglia troppo restrittiva del tetto massimo al 3% per i carburanti rinnovabili, assegnando a queste tecnologie un ruolo ancora marginale, ben al di sotto delle disponibilità di mercato».
«Dobbiamo introdurre da subito un approccio pragmatico che tenga conto delle difficoltà nella diffusione dei veicoli elettrici – infrastrutture di ricarica insufficienti, costi elevati, autonomia – e riconosca esplicitamente il potenziale di decarbonizzazione delle altre tecnologie. L’integrazione tra propulsione elettrica e combustione interna alimentata da carburanti rinnovabili può infatti garantire una riduzione significativa delle emissioni, preservando occupazione, competenze e capacità produttiva europea. È questa la strada per salvaguardare la filiera, difendere milioni di posti di lavoro e sostenere la competitività industriale in tutta l’Ue».
«Accogliamo positivamente strumenti come i super-crediti per i piccoli veicoli a zero emissioni e le nuove flessibilità, un primo passo di un percorso di decarbonizzazione a misura di industria e consumatori. Sul punto, lavoreremo per inserire ulteriori provvedimenti, in grado di fronteggiare le criticità strutturali del settore e promuoverne la competitività».
«Anche la riduzione dell’obiettivo per i veicoli commerciali leggeri dal 50% al 40% è un primo step nella giusta direzione che, tuttavia, andrebbe ulteriormente contenuto, essendo ancora troppo lontane le attuali quote di mercato dei furgoni a zero emissioni. Per garantire gli investimenti e una transizione graduale e sostenibile, serve un bagno di realismo».