L'ANALISI
18 Febbraio 2026 - 09:23
Alberto Corazzi
CREMONA - «Considerato che i fatti posti a fondamento delle deliberazioni impugnate sono descritti genericamente, ovvero sono inidonei a giustificare l’esclusione del socio», il giudice ha ‘congelato’ la radiazione di Alberto Corazzi, 63 anni, imprenditore e socio storico della Baldesio messo alla porta il 19 giugno di un anno fa.
Nel procedimento cautelare, il giudice ha sciolto la riserva e «sospeso l’efficacia esecutiva della delibera dell’associazione sportiva dilettantistica Baldesio», considerato che «l’esclusione» di Corazzi «è causa di un pregiudizio irreparabile per il socio».
«Giustizia è fatta — commenta Corazzi —. Rientro a testa alta nella Baldesio, non per aver vinto uno scontro, ma perché è stato riaffermato un principio: i diritti dei soci non possono essere compromessi né piegati a logiche punitive. In questa vicenda io ho solo chiesto che fossero rispettati i miei diritti di socio. E oggi (ieri, ndr) il giudice è intervenuto con un provvedimento netto, sospendendo la mia radiazione per evitare che i miei diritti venissero compromessi in modo irreparabile e richiamando, con chiarezza, che non si può colpire un socio con addebiti generici, sproporzionati e privi di reale consistenza».
Nel provvedimento (5 pagine) sono elencati i sette addebiti da ‘cartellino rosso’ mossi a Corazzi. E ritenuti dal giudice «manifestamente generici». Socio ‘buttato fuori’ addirittura per aver violato la normativa antifumo. Scrive il giudice: «Addebito manifestamente generico, non essendovi alcuna specificazione in merito alla data e al luogo della trasgressione e al numero di volte in cui l’interessato ha violato la normativa. Inoltre, la gravità della sanzione comminata non è proporzionata al comportamento addebitato all’associato.»
Nel braccio di ferro con il Consiglio direttivo, due anni fa un altro giudice aveva autorizzato Corazzi (sospeso per 6 mesi con provvedimento del 30 novembre 2024) a recarsi in segreteria per consultare bilanci e delibere assembleari. Il socio si è preso il ‘cartellino rosso’, colpevole di «essere rimasto all’interno dei luoghi dell’associazione per scopi differenti rispetto a quelli di natura consultiva». In quali giorni e per quali scopi, non è stato specificato. «Generico». E «per essersi intrattenuto mediamente 10 minuti nel parcheggio», dopo la consultazione del carteggio.
«Da un lato - scrive il giudice — la permanenza nel parcheggio non sembra integrare una violazione del provvedimento di sospensione del 30.11.2024, non avendo il ricorrente fruito di alcun servizio dell’associazione, ma avendo semplicemente lasciato lentamente i luoghi della stessa, ai quali poteva legittimamente accedere in ragione dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Cremona. Dall’altro, l’irrogazione della sanzione punitiva causata dal modesto ritardato allontanamento dai luoghi dell’associazione integra un abuso del diritto o un comportamento contrario al principio di buona fede in senso oggettivo, che impone la salvaguardia dell’utilità della controparte nei limiti dell’apprezzabile sacrificio».
Quella di ieri è la «terza vittoria» incassata da Corazzi in Tribunale. «Prima un giudice ha riconosciuto il mio diritto ad accedere ai documenti dell’associazione, diritto che questo Consiglio mi negava. Poi, in sede penale, il gip ha archiviato il procedimento nei miei confronti nato dalla denuncia presentata dagli stessi consiglieri, perché il fatto non sussiste».
Ora il terzo provvedimento, «dal quale emerge con evidenza come le motivazioni poste a fondamento dell’esclusione risultino infondate e come traspaia un uso distorto degli strumenti disciplinari, con profili di abuso del diritto e un comportamento non corretto da parte degli organi decisori, soprattutto nel momento in cui era mio pieno diritto accedere alla Baldesio sulla base di una precedente decisione giudiziaria».
Conclude Corazzi: «Tre decisioni di tre giudici diversi che raccontano la stessa cosa: quando ci si affida alla giustizia, la verità trova sempre la sua strada».
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