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NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Truffata per 20mila euro, il gestore delle bollette di luce e gas a processo

La vittima ha versato bonifici al rappresentante per due anni, ricevendo poi solleciti di pagamento di arretrati e forniture sospese: «Finché c'era mio marito nessun problema. Mi sono fidata»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

16 Febbraio 2026 - 19:57

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CREMONA - La truffa è tra i reati più odiosi. Se poi a tenderti la trappola è la persona di cui ti fidi a occhi chiusi, la rabbia monta. Maria (nome di fantasia) si è fidata di chi le gestiva le bollette di luce e gas. E si è fidata, perché Massimo, «l’agente per la fornitura di energia elettrica e gas» le è entrato in casa per una quindicina di anni. Massimo ha sempre gestito i contratti «con mio marito: tutto è andato bene, mai un problema». I problemi sono iniziati quando, a ottobre del 2019, Maria è rimasta vedova. «Ho fatto il cambio di volture di quattro proprietà».

E da qui comincia la storia di una presunta truffa da più di 20mila euro, tra il 2020 e marzo del 2021. A processo ci sono Massimo e sua moglie (li difende d’ufficio l’avvocato Consuelo Beber); un terzo coimputato è nel frattempo deceduto. Maria, parte civile, pagava le bollette. O meglio, lei tirava giù i soldi dal conto corrente cointestato con il figlio. Poi, seguendo le indicazioni di Massimo, ha fatto 103 bonifici, 100 con beneficiario l’imputato deceduto per 11.800 euro, tre con beneficiaria la moglie di Massimo per 12 mila euro.

Ci sono 31 vaglia e 27 pagamenti sulla Postepay della moglie di Massimo. E ancora, «sempre con il pretesto di attivarsi per farle riallacciare le utenze di luce e gas che erano state disattivate», per l’accusa Massimo ha inviato a Maria «una mail con l’elenco delle fatture emesse dal 22 gennaio del 2021 al 24 marzo del 2021». Fatture per 1.290 euro che la vittima ha pagato. Riguardavano «prestazioni mai effettuate» sia dall’imputato, sia da ditte sia da un fantomatico studio legale: dalla inesistente avvocato Sara Longobardi. Fatture false, confezionate ad arte, per l’accusa.

«Con il denaro, Massimo doveva pagare le mie bollette». Ma in quei due anni sono accadute cose strane: solleciti di pagamento di arretrati, forniture sospese, messaggi mandati sul telefonino dai fornitori. «O pagavo o chiudevano le utenze. C’era un numero, io chiamavo, ma o non mi rispondevano o cadeva la linea», ha raccontato la vittima. Massimo, ogni volta, la rassicurava: «Mi sembra strano, perché io ho pagato la bolletta». E via così. Maria è rimasta addirittura 4 mesi senza luce e gas. In casa ha retto due mesi, gli altri due è andata da sua madre.

«All’epoca avevo l’ansia, non dormivo neanche di notte. Mia madre non sapeva, perché mi vergognavo di quello che stava accadendo. Io mi sono fidata di una persona: ‘Faccio io, faccio io’. Non so dove siano finiti i soldi». E per «vergogna», Maria non ha mai parlato con il figlio. Lui se ne è accorto, lui ha saldato l’intero debito con i fornitori di luce e gas. «Mi sono accorto che qualcosa non andava dagli strani movimenti bancari sul conto corrente cointestato - ha spiegato il figlio —: più prelievi al bancomat con una frequenza strana. Mamma mi diceva sempre la stessa cosa. Che doveva saldare posizioni insolute».

Ci ha guardato dentro, il figlio che ha poi contattato «uno ad uno i fornitori e ho pagato tutto». «Sì, la mamma ha ricevuto una mail con le fatture per servizi, consulenze tecniche. Per me, le fatture erano tutte strane, perché non si fanno in quel modo». Erano tutte fatte con lo stampino, insomma. Il figlio ha scoperto che l’avvocato Sara Longobardi non esisteva. E con l’imputato è passato all’attacco. «Sulla mail mi dava giustificazioni vaghe, adducendo gravissimi problemi familiari». Processo aggiornato al 18 maggio.

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