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IL PUNTO

A Cremona ora serve un tavolo antisenilità

Per affrontare l’invecchiamento della provincia serve coordinare giovani, imprese e istituzioni, trasformando strategie e dati in iniziative concrete e condivise

Paolo Gualandris

Email:

pgualandris@laprovinciacr.it

15 Febbraio 2026 - 05:30

A Cremona ora serve un tavolo antisenilità

Due facce della stessa medaglia. Giovedì scorso abbiamo pubblicato, tra gli altri articoli, la presentazione di Top 500 Imprese, l’analisi delle principali società di capitali del territorio realizzato dal giornale in collaborazione con l’Associazione industriali di Cremona e il contributo del Cersi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (si può trovare in edicola al prezzo simbolico di un euro in abbinata facoltativa con il quotidiano).

Nelle pagine successive ha trovato poi spazio il Bes, rapporto sugli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile divulgato dall’Ufficio Statistico della Provincia di Cremona.

Da entrambi gli studi emerge che il territorio tutto sommato gode di buona salute, anche se non mancano gli inevitabili acciacchi. Che sono quelli tipici della vecchiaia.

Come ci ha spiegato il professore Fabio Antoldi, che ha coordinato Top 500, le imprese sono resilienti di fronte alle grandi crisi geopolitiche e al super costo dell’energia che rischia di mandarle fuori gioco, sanno cambiare pelle per adattarsi ai nuovi scenari e rilanciarsi, ma soffrono in termini di capitale umano: «Nei prossimi anni emergerà sempre più forte il tema dell’inverno demografico: dobbiamo prepararci», ha ammonito sottolineando che entro il 2035 alle imprese del territorio mancheranno 7mila lavoratori.

La provincia invecchia, infatti, lo confermano anche i dati del rapporto Bes, riconoscendo peraltro che i servizi legati alle nuove necessità di un territorio senile sono al top.

Un quadro non nuovo, che chiede risposte concrete, ma il dibattito in questo senso non è mai decollato seriamente. Un sasso nello stagno è però stato lodevolmente lanciato da Davide Nicoletti, presidente del Gruppo Giovani Industriali.

Il futuro industriale, ma potremmo dire, allargando l’orizzonte, dell’intera società, dipende da un patto tra giovani e imprese, ha considerato Nicoletti accollandosi l’onere di aprire finalmente un confronto serio che non si limiti al peana per una situazione che va incancrenendosi in tutto l’Occidente, in Italia senza dubbio e a Cremona in particolare.

Da queste colonne avevamo poche settimane fa sollecitato una riflessione collettiva che aprisse a soluzioni creative e, finalmente, alla definizione di una strategia condivisa. Moniti in questo senso arrivano da più parti (l’ultimo in ordine di tempo quello del professor Antoldi), qualcuno azzarda ricette per il proprio ‘orticello’, ma una strategia complessiva non si vede all’orizzonte.

«L’attrattività di un territorio - ha scritto Nicoletti nel suo efficace ‘Pensiero libero’ dello scorso 3 febbraio - non si costruisce solo con incentivi o infrastrutture, ma con fiducia e prospettive concrete». Per concludere: «Investire sui giovani non è un costo o un atto di generosità. È una scelta strategica che richiede visione, coerenza, continuità».

Come non essere d’accordo? Il problema è che anche questa autorevole sollecitazione non ha innescato le attese e auspicate reazioni a catena. È troppo pensare che istituzioni, forze sociali e imprenditoriali possano mettersi intorno a un tavolo per delineare strategie nel medio e nel lungo termine?

Fa capolino il sospetto che nel complesso Cremona si adagi nella sua proverbiale tranquillità in attesa di eventi esterni capaci di modificare il quadro generale invece che scommettere su se stessa non solo per tamponare la fuga di cervelli, ma per diventare veramente attrattiva per i giovani.

Valori aggiunti sui quali puntare non le mancano: sono positivi e decisamente inferiori alle medie nazionale e regionale tutti gli indicatori sul fronte della sicurezza, la qualità della vita è buona, Cremona come città universitaria sta decollando, grazie soprattutto agli onerosi investimenti della Fondazione Arvedi Buschini, va riconosciuto (vorrà dire qualcosa?).

Le sedi locali di Università Cattolica del Sacro Cuore e Politecnico di Milano si sono alleate proponendo un corso superspecializzato che consenta la doppia laurea, sintonia più unica che rara in un mondo in cui la competizione per l’accaparramento di iscritti è all’ordine del giorno.

Non è però da sottovalutare il dato economico. Il reddito medio disponibile pro capite calcolato dall’Istituto Tagliacarne, nel 2023 risulta di 21.278,12 euro, in crescita rispetto all’anno precedente, ma inferiore sia al reddito medio nazionale (22.358,58 euro) che regionale (27.243,39 euro). Sempre nel 2023, dai dati Inps risulta che a Cremona la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti nel settore privato non agricolo è di 24.743,39 euro, alla media nazionale (23.661,83 euro), ma inferiore a quella regionale (29.305,48 euro). È anche per questo che i ragazzi più preparati se ne vanno dopo essersi formati a Cremona.

La ‘ricca’ Cremona non può farsi bastare questa situazione, accontentarsi del basso profilo. «Se vogliamo evitare che la fuga dei cervelli diventi una resa silenziosa - scrive ancora Nicoletti - dobbiamo tornare a credere che investire sulle persone sia la scelta più produttiva che un territorio possa fare».

È il momento di passare dall’analisi all’azione, per dirla ancora con parole del leader dei Giovani Industriali. Di strategie territoriali che portino a superare la frammentazione degli interventi pubblici e privati, capaci di delineare una linea di intervento comune per valorizzare quello che possiamo definire il ‘capitale locale’, capace di esaltarne il potenziale pianificando il futuro in modo consapevole, passando da una logica emergenziale a una visione strategica a lungo termine.

Impegno, coraggio e creatività sono il motore del cambiamento che porta ad abbandonare il senso di rassegnazione e a cercare strade nuove. Lo si può fare in un solo modo: giocando di squadra.

Come dice un proverbio africano, se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante. Cremona non è certo un territorio di formiche, ma gli elefanti da spostare sono molti. Dunque ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso, ma riuscire a lavorare insieme un successo. Purché si cominci seriamente a farlo.

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