L'ANALISI
13 Febbraio 2026 - 18:49
Il tribunale di Cremona
CREMONA - Pugni, calci e persino morsi pur di ottenere denaro. È quanto avrebbe subito una donna di mezza età da parte della figlia 25enne, finita oggi sul banco degli imputati nel tribunale di Cremona con le pesanti accuse di estorsione e lesioni aggravate. A rendere il caso ancora più doloroso è il vincolo di parentela: la vittima è infatti la madre della giovane, con cui all’epoca dei fatti conviveva.
Secondo quanto ricostruito nelle carte dell’accusa le estorsioni sarebbero iniziate nell’estate del 2023, per prolungarsi per circa tre mesi, tra luglio e settembre. Un periodo in cui la ragazza avrebbe più volte preteso denaro contante dalla madre, e di fronte ai ripetuti rifiuti, la sua reazione sarebbe degenerate in violenza fisica.
Non si tratta di un episodio isolato, ma di una vera e propria sequenza di aggressioni. La 25enne, recita l’imputazione, avrebbe più volte chiesto somme di denaro alla madre. Al diniego di quest’ultima, la giovane avrebbe perso il controllo, scagliandosi contro di lei con pugni e calci. In almeno un’occasione, la violenza avrebbe assunto contorni ancora più gravi, con l’imputata che avrebbe morso la madre. La vittima, nel timore di subire ulteriori violenze e per placare la furia della figlia, si sarebbe vista costretta a cedere, consegnandole quanto richiesto.
Somme, stando a quanto emerso, non ingenti, ma sufficienti a integrare il reato di estorsione. Una circostanza, questa, che non attenua la posizione della giovane, anzi. L’aggravante contestata è particolarmente pesante: aver commesso il fatto «nei confronti di un convivente», e per di più la propria madre, un vincolo che avrebbe dovuto garantire protezione e non trasformarsi in una trappola.
Ieri in aula, davanti al giudice, si è tenuta un'udienza chiave per la 25enne, assistita dall'avvocato Fabio Galli. A salire sul banco dei testimoni è stata l’assistente sociale che da anni segue la ragazza e il complesso nucleo familiare. Il suo racconto ha aperto uno squarcio importante sulla situazione psicologica dell’imputata, delineando un quadro che ha subito fatto scattare la richiesta di una perizia psichiatrica. L'obiettivo è quello di accertare se, al momento dei fatti, la 25enne fosse in grado di intendere e di volere. Un accertamento che potrebbe cambiare radicalmente i termini del processo e l’eventuale giudizio di colpevolezza.
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