L'ANALISI
13 Febbraio 2026 - 08:09
CREMONA - Era uno dei nomi di spicco nell’indagine dei carabinieri del Nas su un traffico illegale di farmaci oncologici rubati negli ospedali italiani, rivenduti in Africa e in Francia. Farmaci costosissimi. Il nome è quello di Ciro Sacchettino, napoletano arrestato il 12 settembre del 2019 (ordinanza di custodia cautelare) insieme ad altri italiani e stranieri nell’inchiesta avviata nel 2018 sui furti dei farmaci.
Nell’ambito di quella indagine, Sacchettino è già stato condannato a Cremona e successivamente a Trieste per furti commessi là. Sempre a Cremona il napoletano è di nuovo a processo. Stavolta l’accusa è di ricettazione dei farmaci oncologici rubati. E davanti al giudice è insieme al napoletano Pasquale De Luca. Costui, incensurato, non è finito nell’inchiesta del 2018. Era invece stato indagato a Trieste, ma archiviato dal Gip.
Il processo per ricettazione nasce da una costola dell’indagine madre. L’ha spiegata, ieri, Luca Rizzello, maresciallo maggiore dei carabinieri del Nas.
Nella prima indagine, viene sequestrato il telefonino di Abdel Abdelnasser, egiziano del 1971, casa ad Annicco, tra gli indagati finiti in carcere. Lo smartphone si rivela una miniera di informazioni. L’egiziano ha salvato in rubrica il napoletano Ciro Sacchettino sotto ‘Ciero’. Da maggio a settembre del 2019, i due si scambiano chat vocali e fotografie di elenchi di farmaci rubati negli ospedali italiani. Accanto ai farmaci, sono segnati «i prezzi da applicare». Nelle carte dell’inchiesta finiscono vari scambi tra egiziano e napoletano. Da una di quelle fotografie, chi sta indagando ricava il lotto di farmaci rubati il 4 agosto del 2019 all’ospedale di Cagliari. Il maresciallo maggiore Rizzello parla degli accordi tra napoletano ed egiziano sul prezzo di una settanta di farmaci anti tumorali per 95mila euro.
Gli investigatori non hanno dubbi che nell’indagine costola sia proprio Sacchettino a scambiare messaggi e chat audio con l’egiziano. «L’utenza corrisponde a lui». Non hanno dubbi, perché conoscono bene il napoletano dall’indagine principale. Perché «tra febbraio e maggio del 2018 lo abbiamo monitorato». E anche perché «abbiamo riconosciuto la sua voce nelle chat audio». E perché a Napoli, prima del suo arresto, gli inquirenti lo hanno tenuto d’occhio.
Nello smartphone dell’egiziano, i carabinieri del Nas trovano scambi di messaggi e elenchi di farmaci fotografati con «l’utenza di Pasquale de Luca che in rubrica l’egiziano ha memorizzato sotto ‘Pascuale’».
Dal telefonino risulta ad esempio, uno scambio tra i due del 13 luglio 2019. «De Luca manda due fotografie degli elenchi con i nomi dei farmaci manoscritti e i prezzi». A sua volta, l’egiziano invia gli elenchi «ai suoi potenziali clienti»: un connazionale che sta in Francia, un connazionale che vive a Crema. Elenca gli scambi tra i due, il maresciallo maggiore del Nas. Come «un messaggio finale» del 7 agosto del 2019. Egiziano e napoletano «trovano un accordo». L’appuntamento è per il giorno dopo. ‘Amico mio arriva alle 11.20 davanti alla stazione centrale di Milano’.
Dagli elenchi dei farmaci fotografati, si ricavano gli ospedali dove sono stati rubati: in Sicilia ad Acireale (quattro o cinque furti) e a Caltagirone, in Lombardia Rho. La certezza che De Luca sia intestatario dell’utenza telefonica non c’è. Manca un pezzo. Nell’indagine a Trieste, la Squadra mobile aveva inviato al Nas di Cremona una nota sul napoletano. Il giudice: «È necessario sentire il dirigente della Squadra mobile o chi aveva firmato l’annotazione». Rinvio al 7 maggio.
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