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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

«Una rapina da 15 euro», nuovo processo per il 18enne del kebab

Torna in aula uno dei due responsabili del raid di via Guarneri. Ora è accusato di una rapina in strada ai danni di due coetanei

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

09 Febbraio 2026 - 20:18

Pestato dal branco: 21enne grave

CREMONA - Nuova udienza ieri in tribunale per uno dei due gemelli già noti alle cronache giudiziarie cremonesi per il raid al kebab di via Guarneri del Gesù. Mentre per quell’episodio il giovane ha già ricevuto una condanna in primo grado, ieri è tornato a comparire davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Cremona per rispondere di un altro fatto contestatogli, cronologicamente antecedente alla nota irruzione nel locale del centro.

Vittime della rapina erano stati due ragazzi di 16 e 17 anni, accerchiati in una sera qualunque mentre rientravano a casa. L’agguato era stato opera di un gruppetto di coetanei, tra i quali spiccava per età l’imputato, unico maggiorenne del branco. La dinamica descritta non parla di violenze fisiche plateali, ma piuttosto una perquisizione forzata ai danni dei due malcapitati. Il branco avrebbe frugato nelle loro tasche in cerca di denaro, con esiti miseri: il bottino complessivo si è aggirato infatti tra i 15 e i 20 euro, una somma irrisoria che non sminuisce, agli occhi della legge, la gravità del gesto.

Proprio su questo episodio, ieri, si è concentrata l’udienza davanti al Gup. Il pubblico ministero e l’avvocato della difesa, Marco Soldi, hanno presentato congiuntamente una richiesta di patteggiamento, ora al vaglio del magistrato che si è riservato di pronunciarsi in merito il prossimo 2 marzo. La proposta sostenuta da entrambe le parti è quella di una condanna a tre anni di reclusione.

«Sostanzialmente – ha specificato il legale della difesa – siamo di fronte a un caso tipicamente da Tribunale dei minori: un’estorsione tra ragazzini, per una cifra di pochi euro. Il paradosso è che l’imputato, all’epoca dei fatti, era maggiorenne da pochi giorni. Questo l’elemento che ha determinato il passaggio al processo ordinario, con tutte le conseguenze del caso».

La posizione dell’indagato è infatti aggravata da un precedente di rilievo. Il giovane è già stato processato e condannato in primo grado per l’aggressione al kebabbaro di via Guarneri del Gesù, per la quale si trova agli arresti domiciliari. A questo si aggiungono episodi analoghi, risalenti però al periodo in cui era ancora minorenne. Per questi ultimi, come precisato in aula, si procederà nella sede opportuna del Tribunale per i Minorenni di Brescia. È proprio questo background a rendere la sua situazione più complessa e ad aver indirizzato la richiesta della procura verso una pena detentiva di una certa sostanza, nonostante l’esiguità del maltolto nell’ultimo fatto contestato.

Il reato per cui si patteggia è la rapina (art. 628 c.p.), per il quale il codice penale prevede una pena che non può scendere al di sotto dei cinque anni, salvo l’applicazione di specifiche circostanze che ne consentano una riduzione. La proposta a tre anni rappresenta quindi già il frutto di una trattativa, che però si scontra con la natura rigida della norma. La legge, infatti, non distingue in base al valore della refurtiva: la qualifica di ‘rapina’ scatta con l'uso della violenza o della minaccia finalizzata alla sottrazione, a prescindere che si tratti di dieci euro o di diecimila.
Il giudice dovrà ora valutare se accogliere l’accordo trovato tra accusa e difesa. Una decisione che per il giovane potrebbe concretizzarsi nell’inizio di un’esperienza detentiva in carcere.

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