L'ANALISI
09 Febbraio 2026 - 20:00
CREMONA - Un silenzio carico di tensione e di attesa irreparabile ha accompagnato oggi la lettura della sentenza nella Corte d'Assise di Verona. Athos Colombo, 56 anni, è stato condannato a 22 anni di reclusione per l'omicidio volontario di Alberto Fiori, il giostraio di 75 anni ucciso la sera del 19 giugno 2024 a Villafranca di Verona.
Colombo, unico imputato a giudizio per la morte di Fiori, era accusato anche del ferimento alla gamba di un altro collega presente durante la drammatica lite, circostanza che ha contribuito a delineare il quadro di una violenza incontrollata. Alla lunga pena detentiva si aggiungono tre anni di libertà vigilata e l'obbligo di risarcire i danni alle parti civili, la moglie e i figli della vittima, che si erano costituiti nel processo sostenendo con forza la loro richiesta di giustizia.
La Corte ha dunque ritenuto pienamente provata, oltre ogni ragionevole dubbio, la responsabilità dell'uomo per un delitto che ha brutalmente privato le comunità di Pontevico, Robecco d'Oglio e di tutte le piazze che abitava con le sue attrazioni, di una figura radicata e amata. «Era un punto di riferimento, una persona conosciuta e stimata ovunque portasse il suo lavoro», ha dichiarato al termine dell'udienza l'avvocato Luca Curatti, legale della famiglia Fiori.
La drammatica sequenza era iniziata con una discussione in piazza Castello per accaparrarsi gli spazi migliori, per poi riaccendersi poco dopo nella zona delle roulotte. È lì che la lite è degenerata in sparatoria: Colombo avrebbe estratto una pistola, colpendo a morte Fiori all'addome e ferendo un altro uomo alla gamba. Dopo i fatti l'imputato si era dato alla fuga, diventando irreperibile per alcuni giorni, fino alla decisione di costituirsi spontaneamente ai carabinieri di Mantova.
Oggi, dopo un iter processuale lungo e intenso, quella vicenda giudiziaria ha trovato un suo primo, definitivo capitolo, salvo eventuali ricorsi. «È stato un processo molto sentito, con una grande partecipazione emotiva da parte di entrambe le famiglie coinvolte – ha commentato l'avvocato Curatti –. L'aula è stata spesso gremita, ma la serietà e il dolore hanno sempre prevalso. Da parte dei miei assistiti c'è soddisfazione per la pronuncia della Corte, che ha riconosciuto la gravità dell'atto. Anche i risarcimenti stabiliti sono stati congrui, sebbene sia doveroso ricordare che non esiste cifra al mondo che potrà mai restituire Alberto ai suoi cari».
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