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Referendum giustizia: il sindaco di Cremona annuncia la posizione sul voto

Andrea Virgilio spiega le ragioni del No e invita a un confronto pubblico consapevole sui nodi reali del sistema giudiziario

La Provincia Redazione

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07 Febbraio 2026 - 17:12

Referendum giustizia: il sindaco di Cremona annuncia la posizione sul voto

Nel riquadro il sindaco Andrea Virgilio

CREMONA - «Nelle prossime settimane si andrà a votare per il referendum costituzionale in tema di giustizia e, di conseguenza, dovremo pronunciarci sugli equilibri delicati della nostra architettura costituzionale. È un appuntamento che merita attenzione e consapevolezza. Per questo ritengo importante che il Comune favorisca un confronto vero: spazi pubblici, occasioni di discussione, incontri aperti alla cittadinanza e ai sostenitori dei diversi comitati, perché ciascuno possa ascoltare, capire e scegliere». A parlare così è il sindaco Andrea Virgilio. «Io oggi firmerò l’appello dei sindaci per il No al referendum, per contrastare questa iniziativa del governo Meloni: una riforma pericolosa, che dietro alla propaganda della separazione delle carriere — già prevista con legge ordinaria — inserisce meccanismi che di fatto indeboliranno il ruolo della magistratura».

E poi: «Questo referendum non affronta i veri nodi della giustizia che pesano sulla vita delle persone: la durata dei procedimenti, la carenza di organici e risorse, la condizione carceraria, l’uso eccessivo della custodia cautelare, la tendenza a moltiplicare reati e pene, il rapporto spesso distorto tra indagini e informazione, la circolazione di atti e intercettazioni con conseguenze talvolta irreparabili, e la difficoltà concreta per l’imputato di controbilanciare tutto ciò».

Il sindaco Virgilio puntualizza: «Allo stesso tempo, serve una tutela concreta per le vittime dei reati: tempi certi, ascolto, protezione, accompagnamento e riparazione. Su questi nodi serve intervenire sul serio. Ma questa riforma non affronta nulla di queste criticità. Anzi, c’è il rischio di mettere gli attori della giustizia gli uni contro gli altri: magistrati, avvocati, forze di polizia, personale amministrativo, alimentando un clima che produce divisioni e rischia di creare nuovi squilibri tra i poteri dello Stato, invece di migliorare i servizi e le tutele che interessano davvero ai cittadini».

«Nel frattempo, sui problemi veri si è fatto poco e nulla - spiega Virgilio -. Capita ancora oggi che procure e tribunali arrivino a chiedere personale ai Comuni: una scena che dovrebbe indignare tutti, che di fatto svilisce chi, nei territori, tiene in piedi le istituzioni. C’è poi un’altra ragione di fondo: le modifiche alla Costituzione non si fanno a colpi di maggioranza, senza un lavoro largo di confronto e senza cercare un punto di equilibrio condiviso. Se si normalizza l’idea che basti la forza dei numeri per intervenire sulle regole comuni, si apre una strada che può diventare l’inizio di interventi ancora più rilevanti e, potenzialmente, più pericolosi».

E conclude: «Infine: le garanzie non possono valere a seconda di chi hai davanti. O sono per tutti, o non sono garanzie. Troppo spesso la destra è garantista con i potenti e giustizialista con i più fragili, con chi ha meno strumenti per difendersi. È un doppio standard che non accetto. Per queste ragioni voterò NO: perché non vedo risposte alle difficoltà quotidiane che i cittadini vivono nel rapporto con la giustizia, perché temo un referendum che alimenta divisioni e squilibri fra i poteri dello Stato, e perché sulle regole fondamentali serve prudenza, metodo e responsabilità».

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