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GIUSTIZIA: VERSO IL REFERENDUM

«Con questa riforma cittadini meno liberi»

Colombo e Castelli illustrano le ragioni del no: «Rafforza il controllo della politica»

Rebecca Loffi

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28 Gennaio 2026 - 08:28

«Con questa riforma  cittadini meno liberi»

Gherardo Colombo, Francesca Morandi e Claudio Castelli

CREMONA - Una sala gremita per accogliere un messaggio chiaro: «La riforma Nordio non è una riforma della giustizia, ma un intervento che rischia di comprometterne l’indipendenza». Questo il filo conduttore dell’incontro pubblico «Riforma Nordio: le ragioni del no», svoltosi ieri pomeriggio alle 17, al Cinema Chaplin.

L’evento è stato promosso dal Comitato ‘Giusto dire No’ dell’Associazione nazionale magistrati, dall’Anm sottosezione di Cremona – presieduta dal giudice Elena Bolduri, con segretario il pubblico ministero Alessio Dinoi – e da ‘Società civile per il No al referendum costituzionale’. Ad intervenire, due voci autorevoli della magistratura italiana: Gherardo Colombo, storico pm di Mani Pulite, e Claudio Castelli, già presidente della Corte d’appello di Brescia. A moderare il dibattito, la giornalista de La Provincia Francesca Morandi.

I lavori sono stati aperti da Dinoi e Gian Carlo Corada, presidente provinciale dell’Anpi. «È fondamentale capire non solo che cosa dice questa riforma, ma soprattutto, che cosa non dice».

dinoi

Gian Carlo Corada e Alessio Dinoi durante l’incontro di ieri pomeriggio

Tra i temi centrali, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: secondo i relatori, una divisione più legata a narrazioni politiche che ad esigenze concrete del sistema. «I magistrati che hanno cambiato funzione durante la carriera sono meno di 40 su oltre 9mila», è stato sottolineato. La riforma Cartabia, inoltre, ha già fissato limiti stringenti: il cambio di ruolo è consentito solo una volta nella vita e soltanto nei primi dieci anni di esercizio.

I dati sui processi mostrerebbero, inoltre, che più del 40% di essi si concluderebbe con un’assoluzione, smentendo l’idea di un sistema sbilanciato a favore dell’accusa. Sotto la lente, anche il sistema disciplinare. La riforma Nordio sottrae infatti questa competenza al Consiglio Superiore della Magistratura, affidandola a un’Alta Corte composta esclusivamente da giudici di Cassazione con almeno vent’anni di servizio. «Il presidente viene scelto tra membri nominati dalla politica, e l’unico ricorso possibile è alla stessa Alta Corte, cancellando di fatto il controllo della Cassazione».

Nonostante i toni accesi della campagna referendaria nel suo complesso, Castelli ha ricordato: «Non si tratta di una battaglia tra destra e sinistra, ma di una questione che riguarda la convivenza civile». Ed ha aggiunto: «La giustizia serve perché i conflitti privati vengano risolti da un organo terzo. Ma la riforma Nordio, indebolendo il CSM ed introducendo un’Alta Corte con membri in parte scelti dal Parlamento, ed il sorteggio dei membri laici in una lista decisa dalla maggioranza, rafforza il potere dello Stato ed indebolisce la libertà dei cittadini».

Sulla stessa linea, l’ex pm Colombo, che ha sottolineato: «Questa riforma non riguarda la giustizia civile; eppure è proprio questo il settore in cui opera la maggior parte dei magistrati».

E ha proseguito: «Ne deriva una conclusione chiara: una riforma che non incide sulla giustizia civile, ma altera l’equilibrio costituzionale della magistratura, non ne aumenta l’efficienza, ma favorisce pressioni politiche indebite».

Castelli ha richiamato l’attenzione anche sulle correnti interne al CSM, spesso oggetto di critiche. «L’esistenza delle correnti ha garantito anche pluralismo e dialettica interna. E quando ci sono state gravi degenerazioni, come nel caso Palamara, il sistema ha reagito con sanzioni e radiazioni». «Del resto – già la riforma Cartabia, nel 2022, ha introdotto correttivi significativi, rafforzando autonomia ed indipendenza della magistratura nel suo complesso».

Un punto su cui si è soffermato nuovamente, con vigore, Colombo: «Una magistratura autonoma non è uno slogan fine a sé stesso. Ma un investimento a favore dell’indipendenza della giustizia, ed un pilastro su cui si regge la democrazia».

«È svilente che i nostri cittadini perdano fiducia nella giustizia» – ha concluso Colombopoiché essa è garanzia primaria di diritti e libertà. Difendere l’autonomia della magistratura significa proteggere, oggi, la democrazia di domani, assicurandosi che nessuno possa spingersi al di sopra della legge e mantenendo saldo quell’equilibrio che i padri costituenti hanno sognato e trasformato in un presidio di legalità».

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