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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

La collega lo respinge, perseguitata in reparto

Lavoratore rinviato a giudizio. Deve rispondere di stalking e violenza sessuale

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

04 Febbraio 2026 - 20:37

La collega lo respinge, perseguitata in reparto

CREMONA - «Non esco con te». Gliel'ha detto una volta, ma non è bastato, perché lui - il suo collega di lavoro in una impresa di logistica — è tornato alla carica. Incassato l'ennesimo rifiuto, lui si è vendicato, facendo passare le pene dell'inferno alla lavoratrice. Ogni giorno l'ha pedinata in reparto. Ogni giorno l'ha offesa anche davanti ai colleghi e alle colleghe. Ci sono anche i messaggi minacciosi che le ha mandato su WhatsApp. E c'è dell'altro: si è 'strusciato' sul corpo di lei, a tradimento. È violenza sessuale.

Dopo il licenziamento, il rinvio a giudizio. Oggi, 4 febbraio 2026, il gup ha mandato a processo l'imputato, milanese di 34 anni, per atti persecutori e violenza sessuale, appunto. Prima udienza il 10 marzo. Intanto oggi la donna, 37 anni, si è costituita parte civile con l'avvocato Mimma Aiello. All'ex collega chiede il risarcimento per tutto quello che le ha fatto patire: dall'ansia con cui ogni giorno lei andava al lavoro alla paura di vederlo. La lavoratrice era arrivata al punto di ridurre le sue pause, pur di non incontrarlo. Un giorno ha dovuto chiamare il 112, chiedendo l'intervento delle forze dell'ordine. Dopo aver sopportato di tutto, alla fine, esasperata, non ha più tollerato: è corsa dai carabinieri e lo ha querelato.

Secondo l’accusa, durante le pause, il lavoratore seguiva la collega ai distributori automatici. E la seguiva nei movimenti tra le varie aree del magazzino, nonostante lui lavorasse in un altro reparto e con orari per la pausa differenti. L’incubo è cominciato a gennaio del 2023. Il collega voleva strapparle «un appuntamento amoroso». Era insistente. Di fronte ai ripetuti 'no' di lei, l’ha bersagliata di volgarità: «Fai il doppio lavoro. Alla sera vai sulla Paullese a lavorare», «Lo sai che sei proprio una t...», «Quelle che stanno sulla Paullese non possono chiamarsi neanche donne, sono dei cessi».

Aprile 2024. Secondo l’accusa, «con atto repentino», il lavoratore ha costretto la collega a subire atti sessuali. Sarebbe accaduto durante un momento di pausa dal lavoro. Quel giorno sarebbe andata così: la scena è descritta nel capo di imputazione. La lavoratrice ha preso la sigaretta dalla borsa e si è diretta all’esterno del locale. È passata accanto al collega che «con atto repentino», appunto, l’ha afferrata per la spalla sinistra, l’ha fatta girare, le si è avvicinato «e ancorché per pochi secondi» e ha appoggiato il bacino sul fondo schiena di lei, simulando una penetrazione e accompagnando il gesto con frasi volgari. Per questo episodio, il lavoratore deve rispondere di violenza sessuale.

Un altro fatto contestato all’imputato sarebbe accaduto l’11 settembre 2024. Mentre la collega stava lavorando, l’imputato l’avrebbe insultata (solito campionario di volgarità a sfondo sessuale) per poi allontanarsi, ridendole in faccia. Due giorni dopo, sostiene l’accusa, il collega sarebbe tornato alla carica. Durante la pausa pranzo, si sarebbe messo a urlare le solite frasi ingiuriose e lei, esasperata, lo ha minacciato di chiamare i carabinieri.

13 settembre è il giorno in cui lei ha bussato alla caserma dei carabinieri e ha denunciato il suo stalker: il collega di lavoro che non ha accettato di essere rifiutato. Si è vendicato.

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