L'ANALISI
03 Febbraio 2026 - 18:32
Il tribunale di Cremona
CREMONA - Accusato di aver maltrattato la moglie e anche la figlia minorenne, nel 2023 è stato allontanato da casa. Da allora, il marito non solo ha il divieto di avvicinarsi alla coniuge e ai figli (la femmina di 16 anni, il maschio di 12), ma gli è proibito avere contatti con la moglie. Eppure lei al giudice ha candidamente ammesso: «Sì, sono in contatto con lui. Come? Al telefono. Vedersi no, perché gli è stato proibito».
Entrambi indiani, lei ha 47 anni, lui 53. Si sono sposati in India nel 2007, in Italia sono arrivati l’anno dopo. A sentire lei, il marito non l'ha mai offesa come donna, come madre e come moglie. Non l'ha presa a ceffoni, non l'ha ridotta alla sua schiava, non l'ha mai insultata: «Cagna, bastarda, oltre a mangiare non sai fare altro, non capisci un c..., mi hai reso la vita un inferno».
A sentire lei, il marito non le ha mai impedito di frequentare gente e di gestire il denaro. Non è vero che un giorno lui ha afferrato la scopa e l’ha picchiata con una forza tale da spaccare il manico. Il taglio sul braccio e l’occhio nero? Lei ha minimizzato. «Io non so nemmeno come sia venuta fuori questa causa», ha detto la moglie.
Due anni fa, non è stata lei a denunciare il marito in Questura. Nel capo di imputazione è scritto che il coniuge «anche al fine di dissuaderla dall’eventuale intento di denunciarlo», l’avrebbe minacciata: «Non osare minacciarmi, adesso ti sistemo io, è un manicomio qui. Te vuoi prenderle? O vuoi stare zitta? Te vuoi proprio prenderle ora? Ti prendo a schiaffi, ti meno altrimenti... io ti spacco la faccia a forza di botte».
Due anni fa, il procedimento è nato dalla segnalazione dell’assistente sociale che frequentava la casa: il pomeriggio faceva fare i compiti ai figli della coppia. La femmina ha accusato il papà di picchiare la mamma e di maltrattare anche lei.
Durante le indagini, la Squadra mobile ha sentito tre volte la moglie. Agli atti ci sono anche le intercettazioni telefoniche e ambientali. Eppure, «non è successo niente». Così ieri la moglie ha risposto ad ogni domanda del pm Francesco Messina, il quale aveva avvisato i giudici sulla «reticenza» della testimone. E nemmeno l’avvertimento del presidente del collegio sul rischio di essere indagata per falsa testimonianza l’ha intimorita. La moglie ha negato, ha addomesticato. In aula c’era il marito, seduto al banco degli imputati accanto al suo avvocato Alessandro Vezzoni.
Il pm: «Lei era economicamente autonoma? Poteva fare la spesa?». «Non mi era proibito usare i soldi di mio marito». Contestazione. Due anni fa, alla Squadra mobile, la moglie aveva detto ben altro: «Mio marito non mi dava i soldi». Nel capo di imputazione è scritto che il marito «le precludeva qualsiasi forma di autonomia e indipendenza di tipo economico, fisico e sociale, impedendole di uscire di casa, di avere frequentazioni di qualsiasi tipo, di poter gestire denaro dicendole, a titolo esemplificativo: ‘Vuoi stare qui? Bon, devi starci con le mie regole. Per il resto della vita dovrai stare esattamente come te l’ho detto io! Non ti deve interessare altro. Devi seguire ogni indicazione che ti comando io! Ricordatelo per bene questo! Io ti ho avvertito’».
In aula. «Suo marito l’ha mai insultata?» «No, capitavano discussioni verbali, ma non mi diceva parolacce. Nella nostra comunità è normale che l’uomo si lasci a momenti di rabbia». Il pm: «Non è mai stata picchiata da suo marito?» «Una sola volta. Durante un litigio, io ho alzato le mani su di lui e lui ha risposto». Il pm: «Nel 2023 è mai stata picchiata da suo marito?» «Raramente succedeva, ma era una cosa normale». «Che cosa significa raramente?» «Succedeva qualche volta». Soprattutto, «che cosa significa ‘normale’?» «Magari non era pronto da mangiare ed era normale che lui si arrabbiasse».
A gennaio del 2023, la moglie, piangendo, aveva mostrato all’assistente sociale un taglio sul braccio e l’occhio nero. «Non è successo niente», poi, incalzata, la donna ha corretto il tiro e ha ammesso che sì, c’era stata una lite con il marito, «ma non era un taglio: era un segno». Peccato che il taglio fosse stato fotografato.
A giugno del 2023, per l’accusa il marito ha picchiato la moglie con la scopa così forte che il manico si è rotto. «Non è successo niente», ha fatto mettere a verbale la donna. Le intercettazioni ambientali la smentiscono, però: in casa, la mamma aveva raccontato l’episodio alla figlia. Ma ancora una volta, in aula la donna ha negato: «Io non ho raccontato niente a mia figlia». In aula si tornerà il 31 marzo.
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