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Ceraso: «Depoliticizzare l’educazione sessuale»

La consigliera comunale: «Un errore del centrodestra quel no alla mozione modificata»

La Provincia Redazione

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01 Febbraio 2026 - 16:35

Ceraso: «Depoliticizzare l’educazione sessuale»

Maria Vittoria Ceraso

CREMONA - «Politicizzare, come ha fatto il centrodestra, un tema importante come quello dell’educazione sessuale nelle scuole esprimendo un voto contrario su un documento che nel merito e nel metodo non riduce in alcun modo il ruolo della famiglia e non ha la pretesa di introdurre nella scuola modelli culturali o valori che non siano sanciti dalla nostra Costituzione, come insinuato dal consigliere Luca Fedeli (di FdI, ndr), non tutela né la famiglia né i nostri ragazzi che hanno bisogno invece di una politica capace di discutere nel merito con creatività, prudenza, discernimento e realismo politico per costruire soluzioni orientate al bene comune».

È questo il cuore politico della riflessione di Maria Vittoria Ceraso (Oggi per Domani) dopo il via libera in Consiglio comunale della mozione presentata da Marco Galli (Pd) sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole cremonesi per prevenire la violenza di genere. «Un tema — aggiunge Ceraso — che mi ha visto totalmente lontana dalle posizioni espresse dai consiglieri di centro destra che hanno strumentalizzato la libertà educative delle famiglie per motivare il loro voto contrario».

«Perché al di là delle affermazioni di principio il dato reale, sotto gli occhi di tutti, è che gli adolescenti, ma anche i pre-adolescenti, hanno largo accesso al materiale pornografico in internet e ricevono più informazioni sul sesso dalla Rete che dai genitori che molto spesso si sentono imbarazzati o impreparati. Senza contare che relazioni basate sul possesso, dove la gelosia rappresenta una prova d’amore invece che un segnale di pericolo, dove comportamenti di controllo ossessivo, come pretendere le password dei social, ispezionare il cellulare o vietare uscite con certi amici, sono legate ad un aspetto culturale che trova spesso fondamento proprio nei contesti familiari nei quali alcuni ragazzi sono cresciuti. Nessuno mette in discussione che la famiglia ha e deve mantenere un ruolo primario nell’educazione valoriale dei figli. Tuttavia l’aumento delle patologie trasmissibili sessualmente, della violenza di genere e dei femminicidi dimostrano che la famiglia da sola spesso non basta».

«Di questo — aggiunge Ceraso — abbiamo discusso nella Commissione Giovani del 19 novembre. Credo sia importante valorizzare il percorso che ha portato all’approvazione dell’ordine del giorno in Consiglio perché rappresenta un modo serio e costruttivo di fare politica. A fronte di un documento finalizzato a supportare il Ddl presentato dal Pd in Parlamento, è stata accolta la mia richiesta di approfondire il tema attraverso l’ascolto di chi, sul nostro territorio, si occupa da anni di educazione affettiva e sessuale nelle scuole: Laura Rubagotti, responsabile Promozione della Salute, Mirella Marieschi, Asst Cremona, la direttrice del consultorio Ucopem Maria Grazia Antonioli e il dirigente del liceo Scientifico Aselli Alberto Ferrari. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato l’opportunità di passare dalla logica dell’intervento occasionale, lasciato alle iniziative dei singoli istituti attraverso progetti extrascolastici, alla necessità di garantire continuità e accesso equo a percorsi di educazione sessuale e affettiva fondata su basi scientifiche, condotta da professionisti competenti e in dialogo con le famiglie».

«Proprio l’integrazione tra famiglia e scuola, attraverso una collaborazione costante e percorsi condivisi, consente agli adolescenti di sperimentare una rete di supporto coerente. Il testo approvato in Consiglio è un documento che ha tenuto in considerazione quanto emerso in Commissione e nel quale, su mia richiesta, è stato inserito il ruolo centrale della famiglia, l’impegno del Comune ad individuare fondi nell’ambito del diritto allo studio, è stato tolto il richiamo alla proposta di legge del PD e non contiene alcun riferimento all’ideologia gender tanto più che nelle premesse si cita espressamente l’offerta educativa proposta da Ats Val Padana che l’assessore Roberto Mozzi si è impegnata a promuovere nelle scuole cittadine. Ringrazio i consiglieri di maggioranza per la disponibilità a rivedere il testo iniziale nel tentativo di arrivare ad una condivisione trasversale che portasse ad un voto unanime. Ciò non significa che io non sia in completo disaccordo con le posizioni, espresse durante il dibattito, da alcuni esponenti del Pd, in particolare dalla consigliera Vittoria Loffi sul tema dell’aborto».

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