L'ANALISI
27 Gennaio 2026 - 07:58
CREMONA - Sì all’educazione affettiva e sessuale nelle scuole cremonesi per prevenire la violenza di genere. Lo ha deciso in Consiglio comunale la maggioranza, allargata a Maria Vittoria Ceraso (Oggi per Domani) e Paola Tacchini (M5S), mentre il centrodestra si è compattato sul no. Presentata da Marco Galli (Pd), la mozione approvata con 21 voti a favore e 9 contrari, prevede di «promuovere la creazione di un tavolo con l’Ats, le associazioni e gli Istituti scolastici del territorio atto a favorire il confronto sull’offerta formativa di percorsi relativi all’educazione sessuale e affettiva negli Istituti scolastici statali e paritari di primo e secondo grado. Da parte sua il Comune si rende disponibile a un eventuale intervento, facendo ricorso ai fondi del diritto allo studio».
Il documento poi impegna l’amministrazione a «chiedere ad Ats una forte azione di promozione dei corsi sull’affettività, sessualità e malattie a trasmissione sessuale del catalogo ‘La Salute a Scuola: progettare in Rete’, per una più ampia diffusione degli stessi presso le scuole superiori di primo e secondo grado». Non manca poi la richiesta a Parlamento e Governo «di promuovere e approvare una legge che preveda l’obbligo dell’educazione sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado, in linea con le raccomandazioni dell’Oms».
Simona Frassi (Pd) ha citato i dati di una ricerca della Fondazione Libellula su ragazzi fra gli 11 e i 18 anni secondo cui «il 41% degli adolescenti lamenta di aver subito violenza fisica, psicologica, digitale, durante una relazione. E uno su due si dice convinto che la gelosia e il controllo del partner siano una prova d’amore». Questa mozione «è un passo importante, con i piccoli passi — ha sottolineato Frassi — si fa un grande viaggio».

Claudio Ardigò (Pd) ha ricordato le 37 proposte di legge per introdurre l’argomento nelle scuole. La parola è poi passata a Luca Fedeli (Fratelli d’Italia) che si è fatto portavoce delle perplessità del centrodestra: «Questa mozione è sbagliata nel merito e nel metodo. Il Comune, infatti, non può dettare i programmi scolastici. E anche il linguaggio utilizzato è ambiguo e non chiarisce quali contenuti si intendano proporre. Negli ultimi anni abbiamo visto come dietro formule apparentemente neutre, siano stati introdotti nelle scuole percorsi e visioni culturali divisive.»
C’è poi il tema centrale della libertà educativa delle famiglie. L’educazione affettiva e sessuale tocca valori profondi, sensibilità culturali e visioni della persona che non sono uguali per tutti. Renderlo obbligatorio per legge significa ridurre il ruolo dei genitori e attribuire allo Stato una funzione che non gli spetta. «È giusto occuparsi di prevenzione e salute, ma la prevenzione non può diventare pretesto per introdurre modelli educativi o culturali non condivisi e trasformare la scuola in un luogo di sperimentazione ideologica».
«Nessuna ideologia», ha replicato Rosita Viola (Sinistra per Cremona): «L’educazione sessuale e affettiva mira semplicemente a insegnare a riconoscere e gestire le emozioni, a gestire il consenso con consapevolezza, a conoscere il proprio corpo in modo scientifico. Potrebbe essere definita l’educazione civica applicata alle relazioni e non ci vedo nulla di ideologico». Vittoria Loffi (Pd) ha ricordato le minacce di stupro ricevute più volte via social: «Questo genere di affermazioni ha estremamente a che fare con l’educazione affettiva».
Ceraso ha ricordato il percorso fatto in Commissione con l’intervento di esperti e ha sottolineato: «Il tema dell’educazione all’affettività è strettamente legato agli episodi di violenza sessuale, di genere sempre più frequenti nel nostro Paese. Bene la libertà educativa delle famiglie ma dobbiamo anche dirci che ci sono famiglie che trasmettono valori sbagliati». Andrea Segalini (Cremona sei tu!) ha ricordato l’incremento delle malattie sessualmente trasmissibili fra i giovani. Nel dibattito sono intervenuti anche Paola Tacchini (M5S), Jane Alquati (Lega) e Marco Olzi (FdI) che ha rivendicato il ruolo della Regione sul tema della prevenzione.
A nome della Giunta è intervenuta l’assessora all’Istruzione, Roberta Mozzi che ha ringraziato i componenti della commissione per essersi impegnati ad arrivare a un testo largamente condiviso e ha aggiunto che «la scuola è l’unica agenzia educativa che può sopperire a certe mancanze».
IL RESOCONTO INTEGRALE DEL CONSIGLIO COMUNALE SUL GIORNALE DI OGGI
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