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L'ANNO GIUDIZIARIO AL VIA

«In carcere condizioni disumane»

Crotti (Camera penale): «Tutto come prima, non c’è luce in fondo al tunnel»

Francesca Morandi

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01 Febbraio 2026 - 09:15

«In carcere condizioni disumane»

Il picchetto d’onore della Polizia penitenziaria ieri al Palagiustizia di Brescia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, e Maria Luisa Crotti

BRESCIA - Sovraffollamento, suicidi, atti di autolesionismo. E «ricorrenti invasioni di scarafaggi». Nel carcere di Cremona, «le condizioni di vita dei detenuti sono invivibili e disumane». La denuncia è potente. Arriva da Maria Luisa Crotti, avvocato di Crema, presidente della Camera penale della Lombardia orientale. Da tre anni interviene alla cerimonia «e purtroppo, sono costretta a ripartire ancora dalle carceri con la tragica consapevolezza che gli anni sono passati, ma le cose sono solo peggiorate».

Se «il 2025 è stato l’ennesimo anno nero per i detenuti: sovraffollamento ancora in aumento così come i suicidi, le morti tra i detenuti, gli atti di autolesionismo e la presenza di disturbi mentali», nel 2026 appena cominciato, «tutto sembra restare come prima, senza nemmeno un lumino in fondo al tunnel». I numeri («In realtà sono donne e uomini») — raccontano che a Ca’ del Ferro ci sono 605 detenuti contro una capienza regolamentare di 394 posti.

«Nel 2025 - prosegue la presidente Crotti — abbiamo assistito al suicidio di 4 detenuti e di 1 educatore che ha scelto il carcere per la sua tragica scelta. Il 2026 è iniziato con un nuovo suicidio». A ciò si aggiunge che a Cà del Ferro, i detenuti «si ritrovano le blatte in ogni luogo, anche nel piatto». Crotti parla di «situazione folle», a cui «il sistema ha risposto, rendendo ancora più impermeabili le carceri (occhio non vede, cuore non duole), cancellando attività rieducative, precludendo i flussi benefici tra la società dentro le mura e quella fuori, il tutto in presenza di una giustizia penale usata per colpire gli ultimi, chi sta ai margini e chi protesta, dentro come fuori».

Attacca il ministro Nordio, la presidente Crotti. «Il ministro dice che tutti i problemi si risolveranno con l’educazione scolastica e il lavoro, omettendo, però, di spiegarci dove, in quali locali, con quale personale intenda procedere e di quali attività lavorative parli, visto che su scala nazionale solo il 3,7% dei detenuti lavora su commesse esterne, mentre all’interno le percentuali dei detenuti ammessi al lavoro sono minime».

Fa l’esempio di Cremona, dove «su 557 detenuti (dato dello scorso anno), lavoravano a turno 82 persone». Definisce «tragica», la questione dei minori e dei giovani adulti, che «norme carcerocentriche hanno spinto in carcere a frotte, mandando in tilt un sistema minorile che era un’eccellenza».

L’affondo: «È chiaro che la politica non ha nessuna intenzione di occuparsi né delle persone detenute né delle persone che in carcere lavorano. Quello cui stiamo assistendo è la pervicace, cinica volontà politica di chiudere tutti dentro, ‘buttando la chiave’, perché è la soluzione populisticamente più semplice, ma anche la meno economica e la più insensata. Eppure, le soluzioni ci sarebbero: depenalizzazione e selezione dei comportamenti da punire, revisione dei reati ostativi, amnistia, indulto, liberazione anticipata speciale».

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