L'ANALISI
28 Gennaio 2026 - 13:56
dall'inviata
CAORSO - Trasferta nella capitale per il Comune di Caorso: il sindaco Roberta Battaglia e gli assessori Michele Casella e Luigi Bongiorni questa mattina hanno presenziato all’udienza definitiva presso la Corte suprema di Cassazione, che dovrà decidere se restituire i quasi 30 milioni di euro di tesoretto nucleare che il Governo ha decurtato negli anni scorsi.
«Legittimamente» secondo la Avvocatura generale dello Stato, «illegittimamente» secondo l'avvocato Xavier Santiapichi che rappresenta il Comune di Caorso e un’altra ventina di enti locali (compreso Comune di Monticelli e Provincia di Piacenza) che hanno promosso a loro volta cause per ottenere quel 70% di fondi sottratti.
Nella sua arringa Santiapichi ha evidenziato che le somme sono fondamentali compensazioni per territori che hanno subito, e subiscono ancora oggi, servitù nucleari. La Corte si è riservata di decidere: «Potrebbe farlo in pochi giorni così come in qualche mese», ha commentato l’avvocato.
«Ci battiamo dal 2011», sottolinea. E va ricordato che sono già arrivate le vittorie in primo e in secondo grado. Se anche nel terzo grado di giudizio lo Stato dovesse soccombere, il Comune potrà iniziare a pensare a come spendere la cifra attualmente bloccata seppure già sul conto corrente dell’ente locale: «Ci saranno gli stessi vincoli previsti dalla legge 368 - hanno sottolineato gli amministratori al termine dell’udienza - e dunque investimenti in ambito ambientale e sociale».
Battaglia evidenzia che, non essendoci ancora un deposito nazionale per le scorie nucleari, i territori subiscono ancora oggi i disagi. Ecco perché il tesoretto, a loro dire, deve essere concesso per intero. «Come stabilisce la normativa che non è stata mai cambiata, dunque la decurtazione non ha ragione di esistere».
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