L'ANALISI
26 Gennaio 2026 - 05:05
Nel riquadro il professor Nicolò Zanon
CREMONA - «Una volta ho visto una vignetta divertente. C’erano i tre protagonisti del processo: il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato. L’avvocato era disegnato carinamente con le sembianze di un topo, gli altri due erano due gatti. Uno dei due gatti chiedeva al topo: ‘Ma perché avvocato è così preoccupato?’».
Vignetta efficace per i sostenitori del sì alla separazione delle carriere. Professor Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli studi di Milano, presidente del Comitato ‘SiRiforma’, lei (oggi alle 17,30) sarà uno dei relatori al convegno organizzato presso la Biblioteca Statale dalla Camera penale dal titolo ‘Le ragioni del sì. Referendum giustizia’. Il cuore della riforma è l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i pm, uno per i giudici, e dell’Alta corte disciplinare.
«Chi giudica fa un mestiere, chi accusa ne fa un altro. Il fatto che il giudice e il pm appartengano alla stessa organizzazione, e siano amministrati da un unico Csm, è una stortura che rischia di riverberarsi nei processi e nelle carriere. Invece, con la separazione, giudici e pm non saranno più colleghi. E questo vorrà dire non avere più un topo che deve fronteggiare due gatti…».
La riforma sostituisce al meccanismo dell’elezione quello del sorteggio dei suoi membri. E questo riguarderebbe anche l’Alta Corte. Il sorteggio agita l’Anm.
«Ricordo che il sorteggio non è stato voluto originariamente dalla politica. È una misura storicamente invocata da gruppi di magistrati stanchi dello strapotere delle correnti. È chiaro che il sorteggio avrebbe un effetto dirompente sulle logiche attraverso le quali l’Anm ha controllato, in questi decenni, il Csm, perché scompaginerebbe il potere delle correnti. Il punto vero che l’Anm teme è questo, non la separazione delle carriere».
Sicuri che con la riforma si eliminano le correnti?
«Non posso sapere in anticipo chi sarà sorteggiato. Loro dicono: ‘Solo con l’elezione, i togati mandano i migliori al Csm, quindi i più capaci, quelli che hanno le doti migliori, mentre con il sorteggio non sarebbe così’. Se uno ci pensa bene, questa loro affermazione ha risvolti paradossali».
In che senso?
«Intanto, il sorteggio non si fa tra passanti, ma fra magistrati che hanno superato un concorso selettivo. Quando vengono immessi nei ruoli, i magistrati hanno il potere di decidere dei nostri beni e della nostra libertà, possono addirittura condannare all’ergastolo le persone. Sostenere, quindi, che non sarebbero in grado di occuparsi delle regole che disciplinano la vita professionale dei loro colleghi, lo trovo francamente paradossale. Oltretutto, dire che al Csm devo eleggere i migliori, cosa sottintende? Forse che, allora, i peggiori sono quelli che stanno nei tribunali e rendono giustizia a noi? Sarebbe offensivo per i magistrati e preoccupante per i cittadini! In realtà, la riforma libererebbe tutti i magistrati dalla necessità di dovere fare l’inchino alle correnti: quel che ti consente di avere il trasferimento o il posto direttivo o la buona valutazione di professionalità. Tutto questo verrebbe spazzato via e ogni magistrato potrebbe serenamente dedicarsi al proprio lavoro. E anche, magari, essere estratto, per qualche tempo, per occuparsi dei suoi colleghi».
I membri laici sono scelti tra professori di diritto e avvocati con 15 anni di esercizio dell’attività professionale. Per i sostenitori del ‘no’, vi è il rischio che l’elenco sia formato dalla maggioranza politica che ubbidisce al Governo.
«L’elenco sarà formato da elezioni da parte del Parlamento in seduta comune, con maggioranze qualificate, come avviene adesso. Quindi, sulla base di accordi tra maggioranza e opposizione. Peraltro, nei due Csm e nell’Alta Corte i togati resteranno in ampia maggioranza. Agitare lo spettro della soggezione al Governo è veramente una fake. Inoltre, l’Alta Corte disciplinare sarà un organo autorevolissimo nella sua composizione, e davvero terzo rispetto a quelli che deve giudicare».
Non è una misura ritorsiva?
«No. Anzi, è un modo per ridare ai cittadini fiducia sul fatto che i magistrati debbono comportarsi bene. La fiducia che i cittadini oggi hanno nella magistratura è bassa. La previsione dell’Alta corte disciplinare potrà almeno restituire certezza sul fatto che chi sbaglia, paga davvero».
I pm finiranno sotto il potere esecutivo? Il ministro Nordio lo ha smentito, nero su bianco, a pagina 95 del suo libro ‘Una nuova giustizia’: ‘L’ articolo 104 della Costituzione, come da noi proposto e e approvato, certifica solennemente l’autonomia e l’indipendenza anche del pm da ogni altro potere’.
«La carriera dei pubblici ministeri non dipenderà per nulla dal ministro o dal Governo, ma dal loro Csm. Per fare il contrario ci vorrebbe un’altra riforma costituzionale, di segno opposto a quella appena fatta! Ma che senso avrebbe? In realtà, così si diffondono paura e falsità. E livore nei confronti di chi non la pensa come loro. Da parte dell’Anm c’è solo una volontà di conservazione, a tutti i costi, del potere».
Perché i cittadini dovrebbero votare sì?
«Perché questa è una riforma che libera la giustizia e la magistratura dalle correnti. E poi, attenzione: non è vero che non ha un impatto sull’efficienza. Un Csm libero dalle correnti farebbe cose migliori: ad esempio, valutazioni sulle professionalità dei magistrati più vere e severe. Attualmente, è una burla: il 99, 99% dei magistrati viene valutato positivamente. Alcuni invece meriterebbero di non essere promossi e di non avanzare nello stipendio».
Il referendum ha assunto connotati politici.
«Ma il referendum sulla Costituzione è cosa diversa rispetto alle scelte che si fanno alle elezioni politiche. E poi, la Costituzione è fatta per durare. Oggi c’è un Governo di centrodestra, domani avremo un Governo diverso, ma la Costituzione sarà sempre lì: quindi, bisogna andare a votare, pensando al merito delle scelte, non agli schieramenti di partito».
COMITATO DEL NO: DOMANI AL CHAPLIN COLOMBO
L’ex pm del pool di ‘Mani Pulite’ e giudice istruttore della P2, Gherardo Colombo, giurista, saggista e scrittore che ha lasciato la magistratura da quasi vent’anni, oggi presidente della editrice Garzanti, soprattutto in campo nella difesa dei diritti delle persone detenute e dei più fragili. E Claudio Castelli, già presidente della Corte d’appello di Brescia. Colombo e Castelli dialogheranno sulla giustizia in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
L’occasione è l’evento ‘Riforma Nordio: le ragioni del no’ in programma domani alle 17, nella sala del cinema Chaplin, in via Antiche Fornaci, 58.
L’evento è organizzato dal Comitato ‘Giusto dire No’ dell’Associazione nazionale magistrati, dall’Anm sottosezione di Cremona (presidente è il giudice Elena Bolduri, segretario il pm Alessio Dinoi) e da ‘Società civile per il No al referendum costituzionale’.
In una recente intervista al Corriere della Sera, Colombo ha spiegato perché la riforma Nordio mette a rischio, dal suo punto di vista, l’indipendenza dei magistrati. «La creazione di un Csm dei pm separato da quello dei giudici, il sistema di nomina, per sorteggio indiscriminato dei componenti dei magistrati di entrambi, la creazione dell’Alta corte disciplinare e la sua composizione riducono a un lumicino indipendenza e autonomia dei magistrati, garanzia per la tutela dei diritti della persona. Con un paradosso: aumenta il potere dei pm che il legislatore diceva di voler limitare».
È dai tempi di ‘Mani pulite’ che le toghe vengono accusate di ‘invadere’ la politica. Durante la conferenza del 10 gennaio scorso, la premier Giorgia Meloni ha sfidato le toghe: sulla sicurezza nelle strade, sulle baby gang, il «governo continua a lavorare, ma se poi la polizia fa degli arresti e i magistrati rimettono in libertà i fermati si vanifica il lavoro del Parlamento e della polizia». Gli argomenti saranno approfonditi all’incontro. Colombo e Castelli dialogheranno con Francesca Morandi, giornalista del quotidiano La Provincia di Cremona e Crema.
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