Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

SOSPIRO

Addio a Bruna Alessandri, una vita segnata dalla guerra e donata agli altri

Arrivata bambina senza famiglia, ha trascorso quasi settant’anni nell’istituto diventando un punto di riferimento. Una storia di accoglienza, relazioni e fede che continua a interrogare il presente e a lasciare un segno profondo

Antonella Bodini

Email:

redazione@laprovinciacr.it

26 Gennaio 2026 - 15:50

Addio a Bruna Alessandri, una vita segnata dalla guerra e donata agli altri

SOSPIRO - Grande commozione ha suscitato nei giorni scorsi la scomparsa di Bruna Alessandri, storica residente di Fondazione Sospiro, all’età di 88 anni. Una figura che, come ha sottolineato il presidente Giovanni Scotti «appartiene alla storia della nostra Fondazione, ma la sua è pure una vicenda che ci interroga anche oggi, perché ci porta a pensare alle tante storie tristi di bambini abbandonati a causa della guerra».

Bruna, infatti, era giunta in Italia nel 1941 su una nave proveniente da Zara che portava bambini superstiti di guerra. Abbandonata e mai adottata, aveva vissuto per tanti anni in orfanatrofio in provincia di Ancona con le suore, poi è giunta a Sospiro nel 1956 a 18 anni.

Quasi 70 anni, dunque trascorsi in Fondazione, pur non avendo disabilità. In assenza di documenti, il nome, il cognome e la data di nascita le vennero attribuiti all’accoglienza.

In Istituto, fino al 2002, è stata la figura di riferimento della casa-famiglia femminile, che lei sovrintendeva con saggezza e attenzione, ponendosi come persona d’equilibrio per tutte le altre ospiti.

«Negli anni ’70 era riuscita a farsi assumere a Cesenatico nel periodo estivo per fare assistenza alle colonie – ricorda l’educatrice Maria Teresa Ripari che le è stata a fianco per tanti anni – dove i nostri utenti trascorrevano le vacanze. Questi lavori le avevano permesso di accantonare dei risparmi per acquistare beni personali quali armadi, cassettoni, e anche un frigorifero, di cui andava fiera».

Negli anni ha saputo creare relazioni di amicizia e solidarietà con persone in varie parti d’Italia grazie alla sua generosità e all’empatia.

«Non si era mai considerata un’ospite, tanto che a volte trasgrediva con ironia alle regole – aggiunge Ripari – e solo quando la salute è venuta a mancare ha accettato, ma rimanendo sempre combattiva, di farsi accudire da altri».

Generose, altruista, sempre pronta ad offrire un bel caffè a chiunque passasse a trovarla, aveva anche una fede profonda e per decenni ha accudito la chiesa di Fondazione dove spesso si soffermava a pregare.

«Quando non la vedevi per ore, non rientrava puntuale per la cena e la cercavi la trovavi in chiesa a riordinare, anche da sola: sistemava i paramenti religiosi e pregava. Bruna pregava incessantemente, la sua radio, posta sul comodino, sintonizzata su Radio Maria, era sempre accesa, di giorno e di notte».

Sapeva organizzarsi ‘per la sua chiesa’: con altre signore vi si recava per le pulizie e andava a Cremona per gli acquisti di tessuti, candele e le ostie per la messa.

È stata una piccola, grande donna: un bel carattere, ma capace di farsi sentire davanti a ciò che percepiva come un’ingiustizia. E soprattutto ha seminato amore con una delicatezza che rimarrà per sempre nel cuore di chi l’ha incontrata.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400