L'ANALISI
26 Gennaio 2026 - 05:30
(foto IA)
CREMONA - Pur essendo una provincia con età media sempre più alta (oltre 47 anni), Cremona ha lavoratori più giovani rispetto a buona parte dei territori del Nord Italia. A dirlo è l’ultimo studio della Cgia di Mestre, che ha analizzato dal punto di vista anagrafico i dipendenti del settore privato. Con focus sugli over 50, che nel Paese rappresentano il 32,7% del totale e sono in costante aumento in ogni regione.

Partiamo col dire che Cremona è sotto la media, perché da noi i lavoratori che hanno già raggiunto il mezzo secolo sono il 32,3% del totale. Per la precisione: 33.702 su un totale di 104.196 lavoratori. Queste cifre collocano la provincia di Cremona al 66° posto nazionale per invecchiamento delle maestranze. Per intenderci, decisamente sotto a città vicine come Mantova (25° posto), Pavia (33° posto), Lodi (37° posto), Parma (60° posto), Reggio Emilia (63° posto). A Cremona l’età media dei lavoratori alle dipendenze di imprese private è 41,83 anni, mentre l’età più alta si registra a Potenza: 43,63 anni. Insomma, almeno sulla carta il ricambio generazionale, a livello locale, sembra garantito.
Analizzando i dipendenti del settore privato per classe di età, si scopre che dal 2008 al 2024 c’è stato però un incremento del 70,7% degli over 50. Dato percentuale che sale addirittura al +154,5% per la fascia 55-59 anni e al +371,9% per la fascia 60-64. Non solo: gli over 65 ancora a servizio di imprese sono aumentati del 415,9%. Tradotto: si va in pensione sempre più tardi e a confermarlo sono anche i 5 milioni e 805mila lavoratori italiani sopra i cinquant’anni. «Se guardiamo all’andamento per classi di età, il quadro è piuttosto chiaro – è il commento della Cgia –. La fascia lavorativa più centrale e strategica, quella tra i 25 e i 44 anni, è anche quella che negli ultimi sedici anni ha registrato la contrazione percentuale più marcata (fino al -18,9%, ndr). All’opposto, sono cresciute soprattutto le coorti più anziane. È un risultato ascrivibile all’invecchiamento della popolazione, ma che va letto anche alla luce delle scelte legislative in materia previdenziale che, nel tempo, hanno progressivamente allungato la vita lavorativa degli italiani».
Secondo la Cgia, a guardare con maggiore preoccupazione all’invecchiamento dei propri addetti sono le imprese edili, quelle di facchinaggio, l’autotrasporto, i comparti produttivi che sono obbligati a lavorare anche di notte. Nei cantieri, alla guida di un Tir e in molte fabbriche, l’invecchiamento delle maestranze non è più una tendenza, ma una realtà strutturale, aggravata da un fatto ormai evidente: i giovani non vogliono più fare questi mestieri. Il problema non è solo demografico, ma economico e produttivo. «L’invecchiamento delle maestranze incide anche sui costi – conclude l’ufficio studi della Cgia di Mestre –. Una forza lavoro anziana è più esposta a infortuni e problemi di salute, con ricadute su assenteismo, premi assicurativi e spese».
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