L'ANALISI
24 Gennaio 2026 - 05:20
CREMONA - Una delle principali strategie contro il sovraffollamento delle carceri, le recidive e le marginalità sociali è rappresentata dalle misure alternative alla detenzione, gestite dagli Uepe: Uffici per l'esecuzione penale esterna. Perseguono innanzitutto l'obiettivo di recupero e reinserimento sociale, come prevede la Costituzione italiana, e sono in aumento un po' dovunque. A Cremona, stando ai dati diffusi dal Ministero della giustizia tramite il Siepe-Sistema informativo esecuzione penale esterna, al 15 ottobre scorso risultavano in carico all'Uepe 947 persone, di cui 835 uomini e 112 donne.

All'inizio del 2025 erano 799 e dunque l'incremento è stato del 18,5%. Complessivamente, nei primi dieci mesi dell'anno scorso, le persone che nella nostra provincia sono state interessate da esecuzioni penali esterne al carcere – di periodi differenti – sono state 1.468, vale a dire 1.305 uomini e 163 donne. Cremona risulta la provincia lombarda con meno affidamenti all'Uepe, seguita da Mantova che ne conta 1.528 nello stesso periodo del 2025.
In Italia i soggetti in carico per misure alternative alla detenzione, alla stessa data, risultavano 48.752 e la maggior parte di essi (33.499) è stata in affidamento in prova al servizio sociale. Seguono le detenzioni domiciliari e i regimi di semilibertà. Fra le pene sostitutive (7.940 in carico al 15 ottobre 2025) spicca il lavoro di pubblica utilità sostitutivo. Altre forme sono la libertà vigilata (5.223 in carico) e le sanzioni di comunità (10.779) che comprendono i lavori di pubblica utilità per violazioni della legge sugli stupefacenti o per violazioni al Codice della strada.

In Italia alla stessa data sono infine risultati 27.019 i casi di messa alla prova, istituto giuridico che prevede la sospensione del processo penale per reati minori offrendo all'imputato un percorso di riabilitazione. Nei complessivi dieci mesi, invece, sono stati ben 226.074 coloro che sono stati interessati da misure alternative, l'88,9% di sesso maschile. Sempre a livello percentuale, il 78,9% dei beneficiari di tali misure risulta di nazionalità italiana mentre fra gli stranieri a prevalere sono i cittadini di nazionalità africana (37,1%) seguiti da quelli di altri Paesi europei (23,2%). La fascia di età prevalentemente interessata è quella compresa tra i 40 e i 49 anni.
Gli Uepe, appunto organi del Ministero di Giustizia, hanno anche l'imprescindibile compito di svolgere indagini socio-familiari verificando le condizioni per la messa alla prova e fornendo consulenze alla magistratura di sorveglianza, proprio sull'eventuale applicazione di misure alternative alla detenzione in carcere.

Gli operatori professionali valutano dunque le singole situazioni delle persone, redigono programmi trattamentali (comprese assistenza post-penitenziaria e familiare), monitorando passo dopo passo il reinserimento sociale. Un ruolo dunque delicato e allo stesso tempo importantissimo. In tutta Italia gli incarichi di questo tipo seguiti dagli Uepe nei primi dieci mesi del 2025 sono stati 149.904 e a Cremona sono stati 912, di cui 516 misure e 396 indagini o consulenze.
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