L'ANALISI
23 Gennaio 2026 - 05:05
CREMONA - Se l’ospedale è il luogo dell’emergenza, la casa deve diventare il primo baluardo della cura. È questo il cambio di paradigma che sta ridisegnando l’assistenza sanitaria nel Cremonese, dove la figura dell’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) sta assumendo un ruolo sempre più centrale, specialmente in queste settimane di picco influenzale. Con i reparti di medicina sotto pressione e i virus respiratori che colpiscono duramente la popolazione anziana, la strategia dell’Asst di Cremona punta tutto sulla prossimità: intercettare il bisogno prima che si trasformi in una corsa in ambulanza verso il pronto soccorso.

«Il nostro obiettivo è la presa in carico globale e personalizzata», spiega Gianmario Pedretti, dirigente delle professioni sanitarie del Polo territoriale. I numeri parlano di un servizio in costante crescita, che oggi conta oltre 900 pazienti seguiti. «In questo periodo di forte virulenza influenzale — prosegue Pedretti — abbiamo potenziato le valutazioni domiciliari. Siamo a disposizione dei medici di medicina generale per monitorare casi complessi che, se trascurati, porterebbero inevitabilmente all’ospedalizzazione. L’epidemiologia di quest’anno mostra un’acutizzazione delle patologie respiratorie che richiede un’attenzione costante, specialmente per cardiopatici e diabetici, per i quali un evento influenzale può causare un’instabilità clinica in tempi brevissimi».

È infatti tra le mura domestiche che l’azione degli infermieri diventa cruciale. Rosa Sora, coordinatrice degli infermieri di famiglia e comunità di Cremona e Casalmaggiore, descrive un lavoro fatto di sorveglianza clinica, ma anche di profonda educazione sanitaria. «Nel periodo invernale intensifichiamo il monitoraggio, passando da verifiche quindicinali a controlli molto più frequenti per i soggetti a rischio — sottolinea Sora —. Non ci limitiamo a rilevare i parametri vitali: facciamo formazione al paziente e al caregiver. Spesso si pensa che un anziano che esce poco non rischi il contagio, ma è un errore pericoloso. Per questo promuoviamo le vaccinazioni a tappeto e, per chi non può recarsi negli hub o in farmacia, ci occupiamo noi stessi di somministrare l’antinfluenzale a domicilio».

L’intervento degli infermieri tocca corde quotidiane che, nella loro semplicità, fanno la differenza tra salute e malattia. Consigliare di uscire solo nelle ore meno fredde, suggerire l’attivazione della consegna dei pasti o dei farmaci a domicilio e assicurarsi che l’ambiente domestico sia adeguatamente riscaldato sono azioni che proteggono i più soli. «Collaboriamo strettamente con i servizi sociali — aggiunge Sora — per monitorare non solo il quadro medico, ma anche il contesto abitativo. Spesso ci interfacciamo con i medici di medicina generale per aggiustare le terapie: il freddo, ad esempio, agisce da vasocostrittore e può alterare la pressione arteriosa nei pazienti ipertesi. Noi siamo le ‘orecchie e gli occhi’ del medico sul territorio».

Il servizio degli infermieri di famiglia e comunità – nato nel 2021 – può essere attivato in tre modi: attraverso il passaggio diretto dall’ospedale, che segnala i pazienti fragili in fase di dimissione per garantirne la continuità assistenziale; su indicazione del medico di medicina generale, che richiede un monitoraggio specifico per i propri assistiti; o spontaneamente, rivolgendosi direttamente ai Punti unici di accesso (Pua) nelle Case di Comunità. L’obiettivo è quello di non lasciare nessuno isolato, intercettando la fragilità ovunque essa si manifesti e agendo anche a casa dei pazienti.
In un momento in cui i virus influenzali corrono veloci, la sfida si vince dunque sulla prevenzione. «L’infermiere di famiglia non è solo un tecnico — conclude Pedretti — ma il cardine relazionale di un sistema che vuole essere più vicino ai cittadini, capace di prevenire le criticità e sostenere la domiciliarità come scelta di dignità e sicurezza». Una rete di protezione che, partendo dalle Case di Comunità, arriva fin dentro i salotti dei cremonesi, trasformando la prevenzione in una consuetudine quotidiana.
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