L'ANALISI
15 Gennaio 2026 - 08:39
Il personale della Medicina interna guidata da Matteo Giorgi Pierfranceschi
CREMONA - «Siamo preparati e motivati, ma non bisogna dimenticare la prevenzione». Con l’arrivo della stagione invernale, come accade puntualmente ogni anno, tornano a farsi sentire gli effetti delle patologie respiratorie legate ai virus influenzali, con un conseguente aumento dei ricoveri negli ospedali del territorio. Un fenomeno ciclico che, complice il freddo e la maggiore circolazione dei virus, aumenta la pressione in molti reparti ospedalieri, richiedendo la messa in campo di ‘piani d’emergenza’.

«Normalmente l’unità operativa complessa di Medicina interna — spiega il suo direttore, dottor Matteo Giorgi Pierfranceschi — conta 58 posti letto, ma per fronteggiare la situazione attuale ne abbiamo messi a disposizione altri tre. Oltre all’attività di degenza, il reparto, che è il più grande di tutta l’azienda ospedaliera, è composto da 6 ambulatori: medicina interna, reumatologia, epatologia, osteoporosi ed endocrinologia. Io e tutto lo staff (14 dottori, infermieri e Oss) lavoriamo duramente e con passione durante tutto l’anno, e siamo ormai preparati a fronteggiare questo periodo».
Il ‘ piano di emergenza ’ dell’unità operativa complessa di medicina interna, inoltre, prevede una collaborazione ancora più stretta con il pronto soccorso per ridurre i tempi di boarding (ossia l’attesa di un posto letto in reparto per i pazienti già dimessi dal pronto soccorso), utilizzando ogni postazione disponibile in reparto. «Siamo forse l’unico reparto che ancora dispone di stanze quadruple. Questo spesso è causa di disagio sia per i pazienti e i loro familiari, sia per il personale sanitario, che si trova a lavorare in un ambiente non ottimale. Fortunatamente il piano del nuovo ospedale non prevede più questa tipologia di camera, rendendo ancora più importante questa infrastruttura».
Il periodo è particolarmente delicato per i cremonesi più anziani: «L’età media dei nostri pazienti in questo momento è di circa 82/83 anni. Si tratta di pazienti geriatrici, spesso affetti da più di una patologia, e che vengono ricoverati con problematiche di tipo respiratorio dovute prevalentemente al virus influenzale di tipo A, caratterizzato da un’elevata capacità di mutazione e da una diffusione rapida. Se dovessi fare una statistica ‘ad occhio’, direi che circa il 40% dei ricoverati in questo momento è affetto da questa influenza, e questo ci dice molto sul tema della prevenzione».
Spesso, infatti, spiega ancora Giorgi Pierfranceschi, « si commette l’errore di pensare che un anziano che esce poco di casa non abbia bisogno di vaccinarsi. È una convinzione errata e potenzialmente molto pericolosa, perché il rischio di contagio c’è ogni volta che l’anziano entra in contatto con altre persone, siano esse parenti o amici. È quindi importante vaccinarsi e far vaccinare i propri cari, soprattutto se fragili, oltre a introdurre alcune buone abitudini, come ad esempio l’utilizzo della mascherina quando si è ammalati e lavarsi spesso le mani».
Prevenzione e buone abitudini, dunque, restano le alleate più preziose per proteggere i più fragili dall’influenza e per alleggerire la pressione sugli ospedali e sul personale sanitario, già normalmente oberato di lavoro.
«ABBIAMO BISOGNO DI PIÙ INTERNISTI»
«L’internista è lo specialista della complessità». È così che il dottor Matteo Giorgi Pierfranceschi, direttore dell’unità operativa complessa di Medicina interna dell’ospedale di Cremona, descrive il lavoro suo e della sua équipe.
«Nell’immaginario comune siamo come tanti Dottor House (il medico protagonista di una famosa serie tv, ndr), sappiamo un po’ tutto di tutto, ma oggi questa figura è in crisi. Molti bandi vanno a vuoto perché il futuro medico, anziché sentirsi un ‘cervellone’, si sente schiacciato da ritmi pesanti.
I medici e gli infermieri del reparto, per quanto motivati e affiatati, sono spesso sotto grande pressione. «L’unità è inquadrata come un reparto a bassa intensità assistenziale» — ha spiegato ancora il direttore — e quindi, ad esempio, il numero di infermieri presenti non è pienamente adeguato. Inoltre, il reparto potrebbe aver bisogno di numerose altre figure specializzate, ma subiamo anche noi le ‘carenze tecniche’ di tutto il comparto, un problema diffuso su tutto il territorio nazionale.
Tra passione e difficoltà strutturali, quindi, (anche) la medicina interna resta un presidio fondamentale, che chiede però maggiore attenzione e investimenti per il futuro.
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