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NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Anziana morta per legionella, il pm chiede otto mesi

Titolare di una locanda imputata della morte di una cliente 80enne. L’accusa: «Carenze abbastanza macroscopiche». La difesa parlerà il 26 febbraio

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

22 Gennaio 2026 - 17:28

Anziana morta di legionella, il pm chiede otto mesi

CREMONA - «In 26 anni di attività non è mai successo niente, sempre in regola», dice la titolare della locanda. Il pm, Alessio Dinoi, ha appena chiesto al giudice di condannarla a 8 mesi per omicidio colposo: la morte di una 80enne che dal 13 al 15 gennaio del 2022 pernottò nella stanza numero 4. Contagiata dal batterio della legionella, l’anziana morirà il 27 gennaio successivo in un ospedale a Pisa. «Non siamo persone superficiali, proviamo un grande dispiacere per la morte della signora. Non è neanche facile, al giorno d’oggi, portare avanti un’attività. Noi cerchiamo di andare avanti».

Cerca di andare avanti la proprietaria della struttura ricettiva che oggi al giudice consegna le sue dichiarazioni spontanee per mano del difensore Luca Curatti. L’avvocato parlerà il 26 febbraio prossimo, giorno della sentenza. Intanto, nel giovedì delle sue conclusioni e premesso come non vi sia alcun dubbio sul fatto che l’80enne avesse contratto l’infezione in albergo, il pm Dinoi ripercorre l’indagine dei carabinieri del Nas, parla di manutenzione degli impianti non adeguata, di carenza sulla pianificazione dei controlli, di gestione superficiale. E di carenze abbastanza microscopiche. Punta il dito contro i campionamenti dell’acqua fatti da una ditta di conoscenza dell’imputata.

Rilancia. «Ma come sono stati fatti questi campionamenti? I flussaggi nella stanza numero 4 sono stati fatti due volte in un anno, mentre vanno fatti ogni volta che la stanza si libera per ospitare altri clienti». Prosegue il pm: «L’imputata era a conoscenza delle linee guida per la prevenzione. Il registro di controllo della legionellosi era stato predisposto, ma mai compilato». Tutte carenze che, secondo l’accusa, hanno causato l’evento: la morte dell’86enne. L’anziana era rimasta vedova. La figlia, residente a Pisa, l’aveva voluta con lei. A gennaio risalì per aiutare la madre nel trasloco. Entrambe dormirono nella stanza numero 4. Arrivata in Toscana, la mamma fu ricoverata in ospedale per infezione polmonare da legionella contratta nell’albergo: infezione fatale.

«Omicidio colposo, per il pm. Caso fortuito, per la difesa» che la scorsa udienza aveva portato a testimoniare Giuseppe Alì, direttore del Dipartimento di Medicina legale dell’Inail di Brescia. «Non parlerei di incuria. Da parte della titolare i controlli sono stati fatti. La legionella è un germe molto infido. Un metodo infallibile per debellare completamente questo batterio non esiste», aveva detto il consulente tecnico della difesa. Ad aprile di quello stesso anno, un anziano con casa confinante con l’albergo, si prese la legionella. Ricoverato, si salvò.

«L’Ats è venuta da noi per controllare le tubature sia all’interno della casa che all’esterno, in cortile dove c’è il rubinetto per il giardinaggio», aveva spiegato la figlia. Da tempo il rubinetto non era utilizzato. In quei giorni il padre lo usò. Dai controlli è emerso che «la legionella era presente in minima quantità in cucina, in alta quantità in quel rubinetto». «È suggestivo che nella casa confinante ci sia stata la legionella», aveva detto Alì. In proposito, il pm annota: «In questo caso, la canna dell’acqua non era stata utilizzata da mesi» e spazza via le suggestioni: «L’impianto idrico in generale non era stato contaminato».

Il processo è «documentale», dice Curatti, il difensore che punterà a dimostrare come la titolare della locanda abbia fatto tutto ciò che poteva fare per cercare di prevenire ed evitare qualsiasi rischio di contagio. Nel giorno della richiesta di condanna da parte del pm, la difesa non anticipa nulla. Una sola dichiarazione sulla «famiglia che da tutta la vita lavora con rigore». Una famiglia «sconvolta».

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